Porte a battente o scorrevoli?

Massimo Meneghin porte a battente o scorrevoli

Le porte non sono più quell’elemento immutevole ed inequivocabile che non può che essere posato nell’unico modo in cui ciò può essere fatto.

Oggi, ammesso di voler installare quell’elemento che separa gli spazi solo quando serve, perché questo è la porta, la scelta è molto più articolata. La scelta non è più tra il si ed il no, cioè tra l’esserci o il non esserci (della porta) e quindi la separazione fisica ma variabile nel tempo (degli spazi), intermittente potremmo dire. Oggi, in un certo senso “finalmente”, le opzioni riguardano il modo.

A quelle che non potevano che essere un pezzo di legno incernierato e che come una bandiera si muove attorno al suo perno si sono aggiunte un numero di varianti il cui numero forse non è enorme ma di sicuro così grande è il numero di opzioni.

Alle porte a battente, come si chiamano quelle incernierate, si sono aggiunti molti tipi, dei quali il principale è il tipo scorrevole.

Quest’ultimo era un tempo bistrattato per il funzionamento non proprio dolce e preciso, che lo faceva considerare di serie inferiore. La produzione odierna non mostra nemmeno il lontano ricordo di quanto sopra, ed anzi se si posa contestualmente a lavori più estesi è possibile usare il tipo a scomparsa, quello che in posizione aperta entra completamente nella muratura fino a diventare invisibile.

Se è così, ed è così, quale il discriminante per la scelta? La comodità d’uso (specie se abbiamo difficoltà motorie), lo spazio occupato (con le stanze sempre più piccole…), l’aspetto (qualsiasi serramentista realizza le due porte identiche) o altro?

 

autore: Massimo Meneghin

 

 

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