Restauro e ristrutturazione

Massimo Meneghin restauro e ristrutturazione

Gli edifici invecchiano, strutturalmente e funzionalmente, devono perciò essere conservati, per preservare il valore che rappresentano, per noi e per chi verrà dopo di noi, ma anche modificati. In certi casi dovrebbero perfino essere abbattuti

Di interventi si parla perché questi sono inevitabili, quando un edificio è datato, infatti, si rende necessario operare, non vi è però un solo modo di fare.  Possiamo limitarci a mantenere quanto preesiste, si parla allora di restauro conservativo, oppure introdurre un certo grado di modifiche, per adattare l’edificio all’uso contemporaneo, se queste vengono fatte in modo “rispettoso” possiamo considerare restauro ma che se vanno oltre divengono ristrutturazione.

La valutazione deve essere fatta caso per caso, e se gli edifici hanno caratteristiche tali da essere stati vincolati, ci si deve pure confrontare con la Soprintendenza per i Beni Ambientali ed Architettonici,  il cui scopo è far si che le testimonianze del passato vengano fatte oggetto di specifico vincolo e impedire che interventi incongruenti possano danneggiarle...

In un certo senso possiamo sostenere che tra restauro e ristrutturazione la differenza consiste nelle priorità, nel primo caso viene data allo stato attuale, nel secondo a quello di progetto, o, se si preferisce, nel primo si privilegia il mantenimento limitando quanto più possibile le modifiche, nell’altro si persegue il risultato finale adattando -quasi senza remore- tutto quanto è funzionale al risultato.

 

autore: Massimo Meneghin

 

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