Pena e reato

Massimo Meneghin pena e reato

L’attività edilizia è assai normata, forse anche troppo, e come in tutte le occasioni in cui viene la legge pone un limite stabilisce pure i modi per punire ogni infrazione, la pena per il reato.

Solo in un modo ideale, evidentemente, sembra possibile comportarsi correttamente pur in assenza di deterrenti, qui ritenuti assolutamente indispensabili.

Tralasciando per brevità l’ordine di ripristinare i luoghi per concentrarsi sul solo “castigo” è palese che l’opera minima è sanzionata con ammenda in denaro, graduata secondo l’entità dell’eseguito per salire ed arrivare alla condanna penale, anche i questo caso proporzionata al fatto commesso.

Nulla di nuovo, è naturalmente corretto -quanto meno in linea di principio- ma spesso ne sfugge la ratio, in tutti i sensi. Può essere comprensibile l’ammenda, anche pari al doppio del costo di produzione dell’abuso realizzato, molto meno le pene detentive, per nulla l’applicazione. Vi sono interi quartieri del tutto abusivi e chi è stato sanzionato per pochi centimetri di difformità tra progetto presentato ed opera realizzata. Intollerabile per non dire di peggio, in barba alla bilancia ed a certe diciture che vorrebbero dimostrare l’imparzialità.

Chiudiamo con un semplice esempio: tra gli adempimenti a carico del committente (cioè del proprietario del terreno in cui si costruisce o dell’edificio da ristrutturare) vi sono -con alcune eccezioni- la nomina di tecnici che operino per la sicurezza ed alcuni ulteriori verifiche sugli esecutori, fatto non secondario, ma come spiegare a chi cerca semplicemente di risparmiare, peraltro non comprendendo l’importanza della cosa ma senza ammazzare nessuno e senza costruire abusivamente, che rischia la sanzione variabile da € 8.000,00 a € 27.200,00 e la condanna da dodici a ventiquattro mesi di carcere?

 

autore: Massimo Meneghin

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