Cultura e non

Massimo Meneghin cultura e non

In un paese sull’orto del baratro, nel quale la speranza è diventata illusione, la menzogna è la regola, la novità è la divisione sociale forse si dovrebbe tirare una riga e cercare di arrivare alle somme. E a ruota provare a ripartire, prima che sia troppo tardi.

Nel mercato globale e competitivo di oggi non possiamo che sfruttare le peculiarità, i nostri punti di forza, se ci sono.

In che cosa il nostro paese si differenzia dagli altri? Lo dicono tutti: arte e cultura.

Non facciamo esempi impietosi ma chi è stato nei maggiori musei di alcuni paesi stranieri ha visto opere presentate come il fiore all’occhiello dell’istituzione, a sua volta punta di diamante dell’intera nazione, non potendo che notare come queste opere di tale valore le abbiamo pure noi ma… sono relegate nei magazzini, perché nei nostri musei vengono esposti i capolavori.

Per le città il discorso è identico: il palazzo più vecchio della città ci sembra un mediocre edificio, abituati a passare distrattamente per i nostri centri urbani dell’Italia settentrionale, centrale e/o meridionale.

Anche l’atteggiamento è molto diverso: chi ha ben poco lo valorizza, forse perfino oltre l’effettivo valore, chi ha moltissimo lo disprezza, e quindi non solo non lo sfrutta ma lo lascia deperire.

Ripartire dalla cultura è forse l’unica possibilità che abbiamo, ed è la sola che non viene presa in considerazione: il nome del sommo poeta serve al massimo ad identificare un olio d’oliva.

 

autore: Massimo Meneghin

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