Dire e fare

Massimo Meneghin dire e fare

Il rischio di restare in ambito teorico, sganciato dalla realtà, è elevato ma non si può che affermare come pressoché tutte le nostre azioni comprendano un dire ed un fare, una parte -appunto- teorica ed una pratica, declinabili pure come scienza cui corrisponde tecnica ma anche strategia messa in atto tramite la tattica.

Oggi però sembra essere venuto meno l’equilibrio tra le due parti se non addirittura il rapporto di consequenzialità, che ritenevamo, comunemente fino a ieri, necessario. Non credo di dover spiegare da quale parte pende l’ago della bilancia, ovunque assistiamo ad un chiacchiericcio fastidioso e spesso insopportabile, specie in quella scatola magica che è la televisione, cui non corrisponde alcun fatto ma nemmeno una sola indicazione concreta sul da farsi. Ed il risultato che ne consegue è la nostra quotidianità fatta di parole, tutti parlano (quasi) nessuno fa.

Mai come ora deve essere invertito il processo, anche e specie quando si costruisce, la sequenza non può che essere questa: pensare, decidere, legittimare, fare. Necessario pensare a cosa si vuol fare, indispensabile decidere quale delle possibilità attuare a discapito delle altre, opportuno legittimare le opere per ovvi motivi di convenienza se non altro economica, palese che solo il fare ci può consentire di concretizzare la cosa. Se quanto appena detto è corretto, e lo è, purtroppo o per fortuna, non c’è spazio per il dire.

In chiusura ecco citazione di Kraus: “Chi ha qualcosa da dire faccia un passo avanti e taccia“, che completa l’immagine di apertura, vera e propria lode alla laconicità: il quadrato bianco su fondo bianco di Malevic!

 

autore: Massimo Meneghin

 

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