Disoccupazione giovanile e senile

Massimo Meneghin disoccupazione giovanile e senile

La disoccupazione è drammatica.

Saltiamo a pie pari discorsi quali quello sulle percentuali che si ritenevano tanto elevate da essere insopportabilmente elevate quando governava la parte opposta ed ora, a ruoli invertiti, lo stesso valore –raddoppiato- è diventato normale, per non dire anzi, e concentriamoci su un aspetto “interno” al problema.

Quella “giovanile “è feroce, castra le aspettative dei diretti interessati che, ricchi di tutto –dalla forza fisica all’entusiasmo, dall’apprendimento scolastico a quello  ed extrascolastico, le dotazioni tecnologiche possedute in senso sia fisico che immateriale (cioè la capacità d’uso), gli manca solo il lavoro…

Che ne sarà di chi resta a casa per diversi anni, cercando -senza riuscirci- l’agognato modo di mantenersi, di dare un senso alla propria vita passata e futura? La risposta è il vuoto, in barba alla quantità di stupidaggini che sentiamo diffondere proprio allo scopo di contrastare questa sensazione.

Ma che ne sarà anche di chi pensa di vivere con la pensione, pagata dalla generazione successiva, che però non lavora?

Gemella è la disoccupazione che impietosamente potremmo chiamare “senile”, quella dei cinquantenni espulsi dal mondo del lavoro. Se le aziende chiudono, e non parliamo certo di una, si tratta di una emorragia, che possono fare questi, forse rivolgersi alla concorrenza della propria ex azienda, oppure riciclarsi, come dicono i sapienti nelle interviste?

Se quella “giovanile” è gravissima, la disoccupazione “matura” è ancora peggio, il non affrontare davvero questi problemi la dice lunga!

 

autore: Massimo Meneghin

2 risposte a “Disoccupazione giovanile e senile”

  1. Cosa è stato fatto da chi governa il paese negli ultimi 5 anni? Il nulla.
    Si è pensato di glissare il problema con gli ammortizzatori sociali e una volta finiti?
    Si è pensato a come ridurre gli stipendi o i compensi ma non a far ripartire L’economia e quindi nuova occupazione.

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