Tutto fatto o tutto da fare?

Massimo Meneghin tutto fatto o tutto da fare

La crisi, tutti ne parliamo.

Molti in realtà ne sono solo sfiorati, al massimo possono avere sentore della possibilità di finirci dentro, e di non sapere come uscirne. Il che li spaventa, figuriamoci quelli che la vivono in prima persona.

Altrettanti hanno solo ridimensionato -poco o tanto- tenore di vita ed atteggiamento, in attesa che tutto torni come prima o si arrivi alla pensione, anche al prepensionamento, come fosse la soluzione a tutto, visto che il problema viene trasferito sugli altri. Il che appare risibile quando i migliori se ne vanno e restano solo gli incapaci di produrre reddito, e quindi di pagare le tasse che consentirebbero il sostenimento di quelle pensioni…

Infine, un numero sempre maggiore di persone vive, sbattendoci la testa, questo stato di cose chiamato con termine probabilmente non corretto crisi. Nulla di nuovo se inseriamo nell’elenco giovani che non riescono ad entrare nel mondo del lavoro, ma che ne può essere di una persona che dopo gli studi passa anni in questo modo? Che ne sarà della sua competenza solo teorica e mai applicata? E i cinquantenni espulsi dal mondo del lavoro, cosa fanno, oltre al corso di riqualificazione premiato come miglior barzelletta del millennio? Nei casi fortunati -mi si perdoni l’ironia- un tornitore potrebbe riciclarsi come dentista ed un geologo fare il giardiniere…

L’ostacolo contro cui tutti ci scontriamo è apparentemente la saturazione. Tutto è stato fatto, non c’è bisogno di niente. Eppure a me non sembra sia così, non è vero che tutto è stato fatto ma, basta guardarsi intorno, tutto è da fare, o da ri-fare, ovvio!

 

autore: Massimo Meneghin

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