Utopia e distopia

Massimo Meneghin utopia e distopia

Ai tempi della scuola, per me non proprio ieri e nemmeno l’altro ieri, si parlava spesso di mondi ideali. L’utopia era all’ordine del giorno, quella cercata nel passato e quella che pareva possibile fare, agendo in modo opportuno.

La tensione verso l’argomento aveva dello straordinario, sembrava davvero possibile, se non a portata di mano. Poco importava il sapere come la stessa definizione indicasse chiaramente il trattarsi di condizioni ideali, puramente teoriche e come tali non realizzabili in nessun luogo.

Forse eravamo tutti illusi, veri e propri poveri illusi. Come si poteva, infatti, pensare che l’impossibile potesse realizzarsi? Non sembrava un problema.

Non stiamo parlando però del mesozoico, sono passati circa vent’anni. Nel frattempo tutto è cambiato, ed anche questa tensione non c’è più. Mi sembra perfino offensivo riportare le aspirazioni del mondo d’oggi, di certo non si guarda verso l’impossibile ma nemmeno in direzione di un possibile positivo. Nessuna tensione lungimirante.

Il proverbio è “meglio un uovo oggi che una gallina domani”, personalmente però, ed anche nello specifico esempio, preferirei l’alternativa. Siamo qui a discutere davvero di uova e galline, domandandoci chi è nato prima, senza alcun costrutto.

L’utopia non è stata sostituita, o meglio non se ne parla per continuare a fingere che non possa che andare così, in realtà però ci stiamo costruendo -davvero in questo caso- un luogo in cui vivere assai diverso da quello che avevamo ed opposto a quello cui tendevamo: la distopia. Il peggiore dei mondi possibili!

 

autore: Massimo Meneghin

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