Virtuale e virtuoso

Massimo Meneghin virtuale e virtuoso

Piccolo gioco con le parole, forse semiserio, ma un gioco lo può essere.

Virtuale e virtuoso sembrano derivare da virtù.

Virtù è parola con una storia che, partita dalla capacità o condizione di eccellenza, ha assunto l’aspetto morale che usiamo oggi, o meglio che abbiamo usato fino a poco tempo fa,visto che adesso il termine è pressoché svuotato di significato. Resta solo l’alone di positività.

Virtuoso è colui che ha la capacità di produrre virtù, cioè positività, morali o meno che siano, ad esempio semplici abilità materiali che poco hanno a che vedere con l’etica.

Virtuale è invece sinonimo di potenziale, potremmo spiegarlo con “che può essere”, il contrario quindi di reale, attuale, concreto.

Oggi usiamo molto il termine realtà virtuale, specie nella rappresentazione dell’ambiente, e per questo ne parliamo qui, per descrivere appunto quello che non c’è.

Ogni forma di descrizione del possibile futuro, cioè di progettazione, ha perciò per oggetto quella che oggi chiamiamo realtà virtuale, anche un banale schizzo o un disegno tecnico elementare.

Nella pratica però limitiamo l’uso del termine ad un grado di simulazione elevato. Possiamo cioè usare quelle parole quando quasi non riusciamo a distinguere la realtà dalla sua rappresentazione, ad esempio quando indossiamo lo specifico casco che ci fa sembrare di essere immersi nell’ambiente appunto virtuale in cui possiamo pure muoverci, pur non essendo di certo lì ma vivendone solo la percezione.

Qui si chiude il cerchio, quel virtuale che ci fa sembrare essere tutto positivo è in realtà solo indice di non esistenza, la qualità è un’altra cosa!

 

autore: Massimo Meneghin

Una risposta a “Virtuale e virtuoso”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *