Vivere l’emergenza

Massimo Meneghin vivere l'emergenza

La cultura dell’emergenza è deleteria. Tutti d’accordo, a parole, molto meno nei fatti.

Porta sfortuna parlarne ma terremoti, crolli, esplosioni, allagamenti e tutto quello che riempie la lunga lista delle evenienze negative che possono capitarci fa sensazione, al momento ma poi? Lo schema è sempre lo stesso: stupore, rabbia, proposte urlate e poi più nulla. Fino al prossimo evento nefasto.

E’ “umano”? Certo, “troppo umano” scrisse qualcuno. E su questa debolezza, intrisa di supponenza marciano i nostri politici, a tutti i livelli, ed i nostri amministratori, pubblici e privati. Perché quello che conto è ciò che vuole la gente, che vota e quindi sceglie. Questa vuole sentirsi dire che va tutto bene, e vuole a livello conscio ed inconscio che con poche stupidaggini ben visibili mettiamo a posto sia la coscienza pubblica che quella privata.

Che importa se poi il dissesto si ripete? Basta che escano i vigili e dicano qualcosa all’antipatico del piano di sotto… E l’allagamento causato dalla fognatura insufficiente se non del tutto sbagliata? Sufficiente che gli stradini puliscano il tombino fuori di casa nostra, ovviamente mentre noi siamo a casa, così li vediamo e ci sentiamo compresi e soddisfatti…

Fino a quando non scoccherà il silenzio non ne usciremo mai.

 

autore: Massimo Meneghin

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