Bim

Massimo-Meneghin-Bim

L’evoluzione del disegno assistito dall’elaboratore ha portato alla cosiddetta modellazione solida.

Dal tracciamento manuale eravamo passati al tecnigrafo e da questo all’indicare all’elaboratore le linee da da fare, una per una, per questa si parlava di tecnigrafo elettronico ma, di fatto, pur sempre di linee si trattava.

Successivamente siamo giunti all’uso di un vero e proprio data base nel quale gli oggetti non sono rappresentati solo graficamente, cioè attraverso entità geometriche, ma, davvero, da tutti i punti di vista, includendo perciò anche tutti gli altri aspetti che caratterizzano le parti che compongono a quegli oggetti che nel mondo delle costruzioni sono i fabbricati: dal CAD (Computer Aided Design) siamo passati al BIM (Building Information Modeling).

Sigle e nomi a parte si tratta della mutazione dal disegno alla modellazione. Con questa metodologia, infatti, non si “disegna” ma si “costruisce”, certo, all’elaboratore, con mouse e tastiera, non in cantiere. Non tracciamo più linee ma disponiamo oggetti, caratterizzati in modo completo, dalla geometria al materiale, dalla superficie alla massa, dall’aspetto al costo e via dicendo, tempistica compresa.

I vantaggi sono evidenti, specie nel lavoro in squadra, visto che tutti gli operatori possono interagire  sullo stesso modello, letteralmente interferendo gli uni con gli altri fino ad ottenere una rappresentazione dell’edificio in tutti gli aspetti, eliminando le incognite.

autore: Massimo Meneghin

5 risposte a “Bim”

  1. chi lo dice a coloro che inseguono il ‪#‎CAD‬ che il nuovo standard è il ‪#‎BIM‬? chissà perchè viene in mente Forrest Gamp

      1. Non ambisco a tanto… 🙂
        Mi piaceva crogiolarmi sul fatto di aver trovato quella definizione per autocad quando si affacciarono i primi parametrici (veri progenitori del bim)

  2. Massimo hai detto molto bene: oggi “infatti, non si “DISEGNA” MA SI “COSTRUISCE”, CERTO, ALL’ELABORATORE, CON MOUSE E TASTIERA, NON IN CANTIERE”.
    Ai miei tempi all’elaboratore non si costruiva NULLA, purtroppo, ma si costruiva MOLTO in cantiere con cemento, mattoni e ferri (pochi per la verità).
    Rilevo molti paradossi :
    – primo, ad un lato molto negativo della mancanza tecnica di allora corrispondeva quello positivo del molto lavoro,
    – secondo, il crescente benessere ha però provocato attraverso gli anni la distruzione di molta bella Italia.
    Per far rilevare bene la differenza racconto un fatto. Io nei primi anni 70 ho fatto un corso a Cà Foscari per conoscere i primi computer. Quello su cui ci insegnavano era munito della sala memorie: un salone lungo una decina di metri con degli armadi altrettanto lunghi che contenevano delle rastrelliere dove erano tesi a distanza ravvicinata (forse un paio di millimetri uno dall’altro) in orizzontale ed in verticale migliaia di fili metallici. In ogni punto di incrocio dei fili era infilato un piccolissimo anello di ferrite che poteva essere o non essere magnetizzato. Si trattava di centinaia di migliaia di bit ognuno caricato positivo o negativo. Ora facciamo dei paragoni con l’epoca attuale:
    – ognuno di quegli enormi armadi-memoria rispetto alle attuali memorie dei computer era qualche miliardo di volte più grande,
    – l’economia dell’edilizia odierna è solo qualche centinaia di volte più piccola di allora,
    – il modo di pensare di allora, che ha portato alla rovina di molta Italia, è lo stesso di adesso perché si continua a far male troppe di quelle poche cose che si fanno.

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