declassificare le aree edificabili

Oggi assistiamo alla richiesta di declassificazione dei terreni edificabili, il che ha dell’incredibile.

Fino a ieri, infatti, era desiderio di ogni possessore di terreno ottenere l’edificabilità del proprio pezzo di terra. Che fosse per l’uso diretto (la costruzione della propria casa o di quella per i figli, subito o in età da matrimonio) oppure per la speculazione (vendita di beni ereditati o acquistati come agricoli che una volta resi edificabili aumentavano esponenzialmente il proprio valore, che poteva essere monetizzato).

Oggi il contrario. Un anticipo si era avuto con la rimozione delle coperture dei capannoni, se ne era parlato pure in questo sito, che così facendo non sono più edifici, e quindi non sono sottoposti alla relativa tassazione, oggi ne abbiamo l’estensione ai terreni, volta anche in questo caso al desiderio (?) di sfuggire alla tassazione.

Ma come è possibile? La storia della corruzione e del clientelismo più diffuso nel nostro paese potrebbe essere finalmente tracciata proprio sulla destinazione d’uso dei terreni. Come mai aree assolutamente inadatte a scopo edificatorio, specie  se industriale, sono divenute tali? Analogamente, quale è – o meglio era- la promessa più diffusa in prossimità delle elezioni a sindaco se non quella di rendere edificabile il terreno agricolo dell’elettore?

Oggi tutto ciò è superato. In un paese senza speranza.

 

autore: Massimo Meneghin

 

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