mettere al centro l'abitare

Il classico iter di chi si appresta a costruire si basa -nella stragrande maggioranza dei casi- nel percorrere alcune sequenze divenute vere e proprie prassi consolidate.

Dal grande al piccolo potremmo chiamare la prima, figlia -evidentemente- del ritenere che le scelte più importanti, e quindi da prendere prima, siano quelle che hanno come oggetto l’ampio e di cui ciò che è minuto diviene la specificazione, ovviamente adattandosi.

Dalla norma al progetto è, in questo caso senza dubbio, la seconda, che potremmo spiegare così: la legislazione ci dice cosa possiamo fare e a noi non resta che applicare l’unico principio di fare il massimo del poco che ci è concesso. Anche se non ne abbiamo bisogno!

Dal progetto alla costruzione e dalla costruzione all’abitare sono figlia e nipote delle sequenze già dette, secondo l’apparente logica, di nuovo senza alternativa, che pure l’esposizione fatta qui sembra avvalorare. Se così è, ma solo perché questo è il modo consueto di fare, cioè una semplice abitudine, ci troviamo ad abitare spazi che probabilmente potremmo ritenere privi di senso nel caso se ci fermassimo un solo istante e non li considerassimo a priori senza alternativa.

Ed allora? Come spesso succede la logica apparentemente incontrovertibile è assai limitata, forse addirittura priva di senso, tanto che il solo rovesciamento del senso comune sembra riscuotere maggior successo, non di pubblico ma di risultato. Nel caso specifico basta invertire quanto appena: la serie “dal progetto all’abitare” diviene “dall’abitare al progetto”,  tanto ovvio da non necessitare di essere dimostrato, anzi di non essere nemmeno effettuato.

 

autore: Massimo Meneghin

Un pensiero su “Mettere al centro l’abitare

  • 25 Marzo 2014 alle 09:57
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    Mettere al centro le norme che legiferano sull’#abitazione o le persone che abitano quelle stesse abitazioni?

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