Massimo Meneghin stampare in 3d

La descrizione della realtà non è mai stata realizzata in modo univoco.

Di solito è il pensiero dominante che, compatibilmente alle esigenze dei diretti interessati, detta legge.

Senza però discutere sui massimi sistemi ma -viceversa- scendendo sulla terra possiamo affermare che le tecniche per rappresentare la realtà hanno avuto un’evoluzione a dir poco straordinaria. Potremmo con la massima rapidità partire dalle prime incisioni per arrivare alla fotografia superdefinita ottenuta con le straordinarie macchine odierne.

C’è di più, la rappresentazione può avvenire con il disegno manuale, in cui inseriamo pure la pittura, ma ovviamente il salto si ha con la fotografia: la macchina che “oggettivamente” riproduce.

Tutti sappiamo che la maggior arbitrarietà si ha nei luoghi ove questa stessa oggettività sembra  non esistere, ma non basta: le stesse metodologie utilizzate per ricavare meccanicamente “l’impronta” di quello che c’è sono -o possono essere- usate per rappresentare quello che  non c’è. Si può rappresentare, disegnando o dipingendo, opere frutto della nostra immaginazione, le quali non sono altro che a -tutti gli effetti- progetti.

Da un certo tempo sono disponibili programmi informatici, chiamati modellatori solidi, che ci consentono di definire compiutamente e completamente quanto esiste -se, appunto, è reale- o se “solo” lo abbiamo in mente, è cioè un progetto.

Nel primo caso vi sono strumenti che rilevano e restituiscono un modello solido della realtà, nell’altro si progetta. Il risultato è lo stesso in entrambi i casi, la rappresentazione in tre dimensioni. La differenza c’è, non nel metodo ma nell’esistenza o meno di ciò che vediamo, se cioè quello che osserviamo è “copia” del vero oppure no.

Anche questo è ormai superato, le stampanti 3d non rappresentano ma realizzano. Per la precisione copie, di quello che c’è e di quello che non c’è.

 

autore: Massimo Meneghin

 

3 pensieri su “Stampare in 3d

  • 19 Maggio 2014 alle 10:01
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    stampare in 3d consente di replicare quello che c’è e quello che non c’è, inanimato, per il momento!

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  • 20 Maggio 2014 alle 11:55
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    Straordinaria la sequenza che hai citato riguardo ai modi di rappresentare e la realtà e l’immaginario: dalla pittura fino alla stampa a tre dimensioni dopo esser passati per la fotografia.
    Vien da pensare che la progressione sia inarrestabile: quale il passo futuro estremo? Penso: un tempo si potrà realizzare nella realtà un desiderio. Ad esempio uno vuole una bella moto? La vede formarsi davanti agli occhi. E vado avanti. Vuoi una bella donna? Basta tu la immagini e nascerà viva e vegeta immediatamente davanti a te dal nulla. Vuoi un castello? Pensalo su una montagna: davanti a te si formerà una montagna immensa con soprastante castello!
    Tutto questo è, ovviamente, falso perché esiste un limite oltre il quale non si potrà mai andare. Ed ecco quello che non riesco proprio a immaginare: il limite! Qualcuno mi aiuta a trovarlo?
    Grazie

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  • 22 Maggio 2014 alle 14:06
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    Ragionando mi veniva da pensare che il progresso galoppante non si limita alla rappresentazione delle cose ma spazia in tutti i settori: in cinematografia si passa dalle prime foto animate al sonoro, alla televisione, al tridimensionale ecc. ecc., nel campo dei mezzi di trasporto si va dai cavalli, all’automobile, all’elicottero ecc.
    Qualunque settore si voglia esaminare si nota una accelerazione incredibile nel cambiare, nel migliorare(?). Allora cerco di immaginare un futuro ipotetico. E faccio alcuni esempi e noto in tutti una costante: la unificazione delle soluzioni.
    Alcune banalità illogiche ma non tanto: televisione, telefono, internet, fax, radio, posta, telegrammi, giornali, riunioni, convegni e tutti gli altri mezzi di comunicare saranno unificati in un solo apparecchio, specie di occhiale che una volta indossato li sostituisce ampiamente tutti quanti presentandoci una visione tridimensionale dei fatti, consentendoci di comunicare con tutti senza spostarci da casa oppure anche durante i nostri viaggi, indifferentemente.
    Per quanto riguarda il settore dei mezzi personali di trasporto come bici, auto, treno, aereo ecc. li immagino sostituiti da una specie di contenitore personale, una specie di cabina ovoidale trasparente: una volta entratovi io posso ordinare dove voglio andare. L’ovoide si leva in volo e mi trasporta lì. Se il viaggio desiderato è lungo l’ovoide entra in un altro ovoide più grande dove ci sono altri ovoidi personali e tutti assieme, restando ognuno nel proprio guscio oppure uscendo per conversare, veniamo trasportati, sempre via aerea, in un baleno, nelle varie località ovunque poste. Più aumenta la distanza più aumenta la dimensione e la tecnica del grande ovoide dove sono entrato. Quindi le comuni strade pavimentate sono riservate ai pochi pedoni, autostrade e ferrovie sono inutili, demolite.
    Non parliamo delle qualità del lavoro che svolgeremo in quanto non lo posso proprio immaginare nella sua futura veste. Basterà dire che si sarà già decifrato il cervello umano e già costruiti i robot intelligenti!
    Anche qui sopravviene il solito punto interrogativo: progresso iperbolico in crescita iperbolica ma fino a che punto? Dove sarà piazzato il limite massimo?
    Ed adesso la probabile risposta sono riuscito a darla. Quando si fanno cose troppo troppo grandi ad un certo punto accade la tragedia. Ed ecco il limite di cui parlavo: continueremo a progredire con ritmo esponenziale fino ad un punto di collasso totale, alla distruzione contemporanea dei continenti che avverrà quando all’enorme progresso corrisponderà un errore altrettanto smisurato.

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