Massimo-Meneghin-fermare-e-fermarsiAlcune piccole proposte possono essere capaci di grandi risultati. Spesso attuarle costa ben poco, a meno che un piccolo cambiamento nel nostro atteggiamento sia considerato insormontabile!

Lasciamo la soluzione dei problemi enormi ad altri, al massimo possiamo delegare con il voto (!), e non c’è alcuna ironia nel dirlo (?), per concentrarci nell’immediato, nel senso dell’ estremamente vicino a noi, nel tempo  e nello spazio.

Non è morale, non è psicologia, e se lo è non ci interessano questi aspetti. Qui (e ora) sostengo che l’abbassamento della qualità del nostro vivere è legato all’incapacità di fermare. Fermare le cose, in continuo movimento, e fermare noi, incapaci di gestire alcunché.

Non intendo il movimento delle merci o il nostro pendolarismo, sicuramente migliorabili e riducibili. Mi riferisco, in modo del tutto concreto, alla continua traslazione di tutto: chi non ha notato che oramai non c’è più calendario? Fissare un appuntamento è utopia, rispettarlo fantascienza, perfino le prenotazioni non sono più tali. Lo stesso accade in ogni aspetto, anche nella realizzazione degli edifici, quando non siamo capaci di fermare la più piccola decisione, ritenendo erroneamente di poterla cambiare di continuo, e se volete affrontiamo pure il perché facciamo così, il risultato non può che essere basso, e costoso. Come vediamo ovunque.

“Qualcuno” diceva che c’è un tempo per ogni cosa, ad esempio c’è quello per seminare e c’è quello per raccogliere. Oggi non è più così, non c’è più tempo per niente.

 

autore: Massimo Meneghin

Un pensiero su “Fermare e fermarsi

  • 26 Maggio 2014 alle 09:40
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    viva il #cambiamento continuo, però qualche volta ci si dovrebbe pure fermare! un conto è andare un altro girovagare

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