imparare dalla pubblicità

Della pubblicità di può dire qualsiasi cosa, escluso solo non che non sia interessante! Bella, brutta, invadente, provocante, consolante, istruttiva, offensiva, …

Molte sono anche le affermazioni che possiamo fare traslando quello che vediamo -sui muri, sui giornali, in televisione- alle nostre attività, limitiamoci qui alla principale: c’è pubblicità e pubblicità.

Il motivo è ovvio, se il mittente può anche  essere lo stesso, diverso è il destinatario. Fatto tanto ovvio quanto trascurato.

Aggiungiamo un passaggio: quanto diverse sono le pubblicità dei detersivi da quelle delle auto, specie se costose. Le prime evidentemente hanno come destinatario persone -non importa se a torto o a ragione- considerate sprovvedute, le seconde chi ha una forte capacità di spesa, e come tale ritenuto raffinato, intelligente ed altre qualità tutte positive, e -perché no- da ostentare.

Quale uso possiamo fare di un  tale principio? Guardiamoci attorno con occhi spalancati ed orecchie alzate/rizzate: quasi tutto quello con cui veniamo in contatto ci viene proposto con gli stessi sistemi: cose e servizi sono direttamente in vendita mentre messaggi di ogni tipo hanno -nel migliore dei casi- lo scopo di catturare la nostra attenzione per portarla su qualcosa, per venderla è ovvio. Nei casi più raffinati si parla d’altro, si dimostra la bontà o comunque il valore di qualcosa affinché lo apprezziamo… per comperarlo. E’ una vera e propria strategia indiretta.

E del modo non ci diamo nulla? Se il messaggio è basso-basso non ci possono essere dubbi, l’emittente ci considera al pari delle sciocche (secondo loro) casalinghe cui propinare il detersivo fantastico.

Mi si dirà che non è chiaro e serve almeno un esempio: a domanda risponde, come in tribunale: la politica e la televisione. Ci trattano come fossimo deficienti!

 

autore: Massimo Meneghin

Un pensiero su “Imparare dalla pubblicità

  • 2 Luglio 2014 alle 10:28
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    che pensare di chi ci parla come ci volesse vendere detersivi?

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