Massimo Meneghin ripartire dal significato delle cose

Da buoni occidentali, giusto o sbagliato che sia, riteniamo di doversi comportare in modo sensato (maledetti greci, verrebbe da dire..) inseguendo il significato, o se si preferisce, il senso delle cose.

Tralasciando il fatto che spesso questi argomenti vengono affrontati da politici e da ubriachi, il che peraltro la dice lunga, veniamo ai tipici contenuti: facciamo, possediamo, desideriamo, proclamiamo, … tutto quello che da sempre è oggetto delle arcinote discussioni sui cosiddetti “massimi sistemi”.

Qualcuno, e mi ci metto in prima persona, potrebbe dire che sono argomenti per teorici, quindi semplicemente avulsi dalla realtà (e se pensiamo agli ubriachi è un conto ma ai politici è un altro…).

Di certo l’assunto può risultare indigesto a chi ritiene di vivere nel mondo e si trova, almeno a parere di qualcuno, espulso da ogni forma di concretezza, cioè confinato in quel mondo che si potrebbe definire della fantasia (il che non è negativo, anzi), o dell’immaginazione (che aggiunge la possibilità di quella prefigurazione che è fonte di ogni miglioramento) ma anche dell’ipocrisia (che -non dimentichiamolo- è banalmente “far finta”, con tutto ciò che comporta un simile comportamento).

Tornando sulla terra e volendo essere propositivi, con tutti i limiti del confronto con la concreta operatività che ciò comporta, lancio un semplice “consiglio”: ripartiamo dal significato delle cose, che è l’uso.

In altri termini, quale senso possono avere per noi gli oggetti se non l’uso che possiamo farne, il che non significa il bieco ritorno al funzionalismo: uso è anche quello astratto, da fare però con consapevolezza.

Non è facile.

 

autore: Massimo Meneghin

Un pensiero su “Ripartire dal significato delle cose

  • 15 Marzo 2014 alle 16:14
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    Siamo fermi e vorremmo ripartire, da dove ricominciamo? Un’idea potrebbe essere questa

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