se tutto è in cambiamento

Siamo abituati evidentemente male: non siamo preparati -a livello collettivo, intendo- alla continua traslazione di tutto.

Chi non si è accorto che appena imparato, acquisito o stabilito qualcosa, la stessa viene immediatamente superata, e si deve ricominciare. A livello più alto però, nulla a che vedere con il fare buche per riempirle o certe figure dantesche condannate a riportare in alto pietre che inevitabilmente rotoleranno giù di nuovo per essere riportate eternamente al punto di partenza.

Il tutto in cambiamento è affascinante da un lato, destabilizzante dall’altro.

E chi si oppone o quanto meno non si adegua? Espulso dal sistema, potrà comunque godere degli ammortizzatori sociali, finché ci saranno, poi si vedrà.

La cosa non è semplice e nemmeno lineare.

Qualcuno conosce, è in grado di dire quale sia davvero la novità, quella vera, quella che ha cambiato tutto?

Se vogliamo andare per esclusioni potremmo partire dalla comodità della telematica, che ci risparmia viaggi inutili e ripetuti ma non ha generato un vero cambiamento.

Analogamente,  è solo in parte la circolazione delle informazioni che, avendo raggiunto un livello inimmaginabile fino a poco tempo fa, ha ridisegnato i rapporti tra le persone, in ambito personale e lavorativo (ancora distinti…).

Potrebbe essere il rovesciamento dei valori, che al di là della retorica rende più richiesto -e quindi pagato!- il lavoro più umile mentre i super-specializzati non li vuole nessuno? No, c’è di più, anche questi cambiamenti non sono in grado di incidere più di tanto.

Se tutto cambia e noi no, la risposta è dentro di noi.

 

autore: Massimo Meneghin

5 pensieri su “Se tutto è in cambiamento

  • 6 Maggio 2014 alle 10:52
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    se #tuttocambia, a parte noi, di chi è la colpa?

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  • 6 Maggio 2014 alle 18:56
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    Certo a volte i cambiamenti possono essere utili, potrebbe essere un po’ come dare aria alla casa, cambiare vestito, cambiare taglio di capelli. Ma la vera difficoltà consiste nel riuscire a cambiare gli atteggiamenti altrimenti il tutto può ridursi ad una farsa gattopardesca. Forse il vero cambiamento consiste nell’impegnarsi sempre di più, nel sapere sempre ascoltare gli altri, nell’avere fiducia nelle persone che si hanno intorno (il medico, l’insegnante dei propri figli, il meccanico, il proprio marito/moglie). Forse il vero cambiamento consiste nell’imparare a sorridere anche quando non si ha alcuna voglia di farlo!

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  • 7 Maggio 2014 alle 05:46
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    “Se tutto cambia e noi no, la risposta è dentro di noi.”
    Credo che i miei 80 anni me lo facciano capire. Da giovani eravamo circondati da un mondo in festosa espansione e quindi tutti desiderosi di partecipare gioiosamente a quel lento, faticoso ma chiaro progresso. Ora invece tutto frana e non ci si capisce nulla. I valori morali sono calpestati, della politica meglio non parlare, il lavoro, deprimente, che un giovane può fare è al massimo quello del call center, approfittare dei sussidi sociali che lo deprimono ancora di più oppure seguire strade ancora più orrende. I pochi fortunatissimi che cooperano alla realizzazione del fulminante progresso tecnologico in cui siamo immersi, sono gli esclusivisti di soddisfazioni tanto smisurate quanto effimere e, in realtà, privi anch’essi di una soddisfazione vera. Tutti gli altri devono sopravvivere nel sottobosco insulso propinato dalla televisione.
    In conclusione “tutto cambia e noi no”.
    Io credo che occorra tornare ad ammirare le cose semplici che ci circondano. Le foglioline del prato sono ancora meravigliosamente belle come lo erano un tempo, i concetti morali di fondo sussistono tuttora anzi oggi abbiamo modo di approfondire la conoscenza del passato, di come erano allora considerati e di quanto sia bello esserne partecipi. Se ne terremo conto, io sono convinto che quando l’economia si riprenderà si tornerà ad apprezzare i valori veri e quindi a vivere nel senso pieno della parola e a convivere serenamente con coloro che ci stanno vicini.

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  • 7 Maggio 2014 alle 15:50
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    Ma che dire di questo fulminante progresso di cui lei giustamente parla? Beh, anche in questo caso dovremmo saper trovare il giusto equilibrio, capire che si tratta pur sempre di mezzi, di strumenti che ci aiutano a lavorare, a risolvere problemi burocratici, a cercare informazioni, ad esprimere, perché no, la nostra creatività. Ma dobbiamo sempre tenere alta l’attenzione, non lasciarci divorare da essi, non fare come i ragazzi d’oggi che si stanno abituando a vivere con una sola mano perché nell’altra hanno sempre qualche strumento tecnologico e poi… sempre connessi, non parlano più con nessuno, non ascoltano le risposte alle domande che fanno. Il mondo degli adulti dovrebbe aiutarli e gli adulti stessi dovrebbero ritrovare il piacere del confronto e della parola pronunciata e ascoltata. Un pensatore piuttosto recente scrisse “includi nella tua scelta attuale l’integrità futura dell’uomo come oggetto della tua volontà”, che più semplicemente può diventare “abbi cura di te e del futuro altrui”.

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  • 10 Maggio 2014 alle 06:15
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    Sig.ra Anna.
    Pienamente d’accordo. Ma io credo che tutto questo non possa accadere in un regime di regressione come quello attuale. Perché abbia inizio in modo efficace quanto lei dice occorre che, essendo già giunti così basso, abbia inizio, volgare a dirsi, la rimonta economica e quindi riavere quella netta sensazione di speranza viva nel domani che noi vecchi abbiamo provato da giovani nel dopoguerra, speranza che sostituisca la rassegnazione attualmente basata sul concetto “tanto domani sarà peggio di oggi”. Poi, quando non prevarrà nei pensieri dei giovani la constatazione della propria incapacità totale, constatazione che spesso induce alla rabbia ed al truce desiderio di “spaccare tutto “, allora si potrà anche apprezzare quel progresso eclatante che oggi appare anch’esso come fonte di malessere.
    Io ricordo sempre con immensa nostalgia il dopoguerra: eravamo reduci da un’immensa catastrofe che aveva distrutto tutto. Nella realtà esterna non avevamo nulla, proprio nulla (molto ma molto meno di quello che i giovani hanno oggi) ma dentro di noi nasceva una speranza, una visione di un futuro bello che ci trasmetteva una gioia ed una voglia di fare immense. Anche oggi siamo reduci da una catastrofe che ha distrutto tutto. Bisogna che rinasca quella speranza nel futuro: allora i giovani si accorgeranno che sarà ancora più facile risalire la china grazie al progresso tecnologico già in atto e a quello ancora più prorompente che verrà avanti. Quello che raccomanderei nel frattempo è l’apprezzare le cose belle e semplici che sussistono tuttora e che ci aiutano a sopravvivere fino al giorno della rimonta.

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