sfamare chi ne ha bisogno

Problemi quali la fame nel mondo o certe malattie, diffusissime in paesi dove la vita media è meno della metà della nostra, pongono in secondo piano ogni velleità.

Nel concreto non sembra possibile fare molto. Ho chiesto qualche contributo a chi opera concretamente nel settore per sapere cosa davvero potremmo fare, nell’immediato, senza proclami, sbandieramenti e simili amenità.

Nell’attesa voglio lanciare una piccola proposta o, se preferite, provocazione, spero non fraintesa. Di certo ci sono organizzazioni -non tutte- che operano nel migliore dei modi, con risultati nel breve e nel lungo periodo, con conoscenze, capacità ed esperienze specifiche. In buona sostanza capaci di fare molto se -ovvio- hanno i mezzi per farlo.

Palese e ripetitivo il citare la crisi, in un paese in cui gli imprenditori che si suicidano non fanno più notizia non resta che andare oltre ed indagare lo spreco. Non c’è solo quello alimentare, peraltro gravissimo, abbiamo risorse artistiche pressoché infinite, il che significa che i musei espongono solo una parte del patrimonio, il resto giace nei magazzini, visto a volte dai soli studiosi, ma allora perché non alienarne una parte e fare del bene. Quale uso migliore dei beni culturali rispetto allo sfamare un continente? E se non basta qualche opera di secondo piano si passi più in alto: perché il Vaticano, la cui mission è chiara a tutti, non vende qualcosa, al limite la pietà di Michelangelo (pazienza, la andremo a visitare altrove), sfama l’intera Africa e la mette in condizione di autosufficienza per il futuro?

 

autore: Massimo Meneghin

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