tappare i buchi

Come fate se avete una perdita d’acqua in casa, diciamo che si è rotto un tubo e il liquido continua a fuoriuscire?

Qualcuno dirà ci mettiamo una pezza, il dito, altro che ho a disposizione. Comunque tamponiamo il foro perché l’acqua non esca. Facile, banale, ovvio.

Altri, forti delle loro competenze, parleranno di sezionamento dell’impianto, banalmente chiudere il rubinetto a monte, per riparare il danno e ridare pressione.

Quelli tanto in gamba da essere delegati ai ruoli di comando, non fanno né come i primi né come i secondi. Se l’acqua va persa, e quindi non arriva dove serve, bisogna aumentare la pressione, così di acqua ne va persa sempre di più, ma in fondo ne arriva quanto basta, anzi di più. Dimostrando la bontà del metodo.

Vero però che all’aumento della pressione fa seguito l’ingrossarsi della falla, e quindi aumento della perdita, ma i geni non si scompongono ed intervengono di nuovo sulla pressione, per portarla a livelli più alti.

Il meccanismo entra in loop. Come pensate che finisca senza tappare i buchi?

Continuando nella metafora, l’acqua dispersa non è un danno solo in quanto mancante a destinazione ma pure nell’accumularsi in corrispondenza della perdita…

Che facciamo, foriamo il solaio, per non farlo crollare, ma il problema si ripete al piano inferiore, ma possiamo bucare anche questo? Riuscite a immaginarlo? Sembra la barzelletta dei matti che avendo la barca allagata forano lo scafo per far uscire l’acqua.

Oppure -ripeto: oppure- potremmo riparare il danno e recuperare l’acqua.

 

autore: Massimo Meneghin

 

Un pensiero su “Tappare i buchi

  • 7 Luglio 2014 alle 10:34
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    quando la barca fa acqua c’è chi tappa i buchi ma anche chi ne un altro per farla uscire (grande se c’è tanta acqua)

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