Massimo Meneghin disegno a matita

Sembra passato almeno un secolo da quando è stato fatto questo disegno a matita, o meglio con le matite. 2H, H, F, B, 2B non indicavano la posizione delle navi nella battaglia a tavolino ma rappresentavano la durezza delle mine con cui tracciavamo linee sulla carta, anche lucida, che in realtà significava trasparente. Lucida e trasparente perché il nostro originale veniva riprodotto per eliografia, mettendolo a contatto con carta sensibile alla luce che veniva sviluppata con ammoniaca, la sola modernità consisteva nell’aver sostituito il sole con una lampada: medioevo?

Chissà se esiste ancora qualcuno che produce questa carta e qualcun altro che la usa. L’ultimo nostalgico o qualche snob? Le eliografie di certo si sono riconvertite, se non hanno chiuso.

Allo stesso modo, un disegno come quello mostrato sopra è stato fatto l’altro ieri ma sembra più simile a quelli di Leonardo da Vinci -senza voler confrontare i contenuti, ovvio- che alla contemporaneità. Ora tutto viene fatto all’elaboratore, piccolo o grande che sia, dalla workstation allo smartphone, ed ha quasi sempre lo scopo di prefigurare l’aspetto che avrà l’oggetto terminato, in quella che sarà la sua vita reale. E’ il rendering, azione tendente al fotorealismo e che sembra non avere controindicazioni. In realtà così facendo si è contribuito alla perdita della capacità di astrazione, di immaginare ed interiorizzare quello che non c’è…

 

autore: Massimo Meneghin

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