Massimo Meneghin fotografia

La rappresentazione che fornisce l’apparecchio fotografico consente di documentare la realtà, la nostra, dall’infinitamente grande all’infinitamente piccolo, nel momento in cui qualcosa si manifesta.

Straordinaria la bellezza dei documenti che attestano cose importanti e non, dalla serata con gli amici ai più importanti avvenimenti nella vita di una persona, dagli accadimenti storici alle scoperte scientifiche, specie se invisibili ad occhio nudo.

Nulla di nuovo, è la fotografia, da tempo abbiamo superato la fase della rappresentazione oggettiva ed anzi moltissime sono le campagne documentarie effettuate da grandissimi fotografi che ci hanno fatto vedere come cose che ritenevamo di conoscere, perché a noi prossime, ci sono in realtà di fatto ignote.

Addirittura ci sono autori che hanno spinto lo strumento oltre quelli che consideravamo i limiti dell’apparecchio, sconfinando nell’arte non figurativa grazie ad elaborazioni di ogni tipo, con o senza ricorrere al fotomontaggio.

La maggior parte di noi però fa dell’altro, utilizza i telefonini per documentare -distrattamente- di tutto ed incrementare i profili sui social network, affiancando come capita una foto all’altra, una frase alla successiva, il tutto con risultati che comunicano una sola cosa…

Vorrei perciò proporre un’attenzione maggiore sulla realtà e sulle istantanee, come un tempo si chiamavano le foto carpite al mondo, e propongo, come fosse un gioco, di cercare quante cornici ci sono nella foto che mostro, colta al volo dall’auto, voltandosi e fotografando quasi a caso: facile vedere la cornice del cristallo dell’auto, un poco meno notare che è presente uno specchio retrovisore che inquadra una bambina che si succhia il pollice, ma anche la strada è incorniciata dalla linea bianca continua, e pure il muro ha la stessa funzione di cornice che  limita la strada, e forse ce ne sono altre…

 

autore: Massimo Meneghin

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