schizzo

Lo schizzo, il disegno a mano libera, libero, molto libero è lo straordinario modo che usiamo per appuntare qualcosa usando le immagini.

Può essere ciò che abbiamo visto e desideriamo fissare o ripensare ma anche trasferire ad altri. Possiamo pure aiutarci nell’immaginare quello che non c’è, segnando sulla carta qualche rapida linea così da concentrarci su altre parti o approfondire il ragionamento sulle stesse.

Non vorrei parlare di comunicazione euristica ma solo sottolineare come tale gesto, che richiede poco tempo e nessuno sforzo, produce foglietti che di solito vengono cestinati ma che sono l’incipit di molte delle cose più belle che abbiamo fatto.

Ognuno si comporta come crede, proprio perché non c’è regola se non lo scopo che ci diamo. Celebri alcuni schizzi dei più grandi autori, sia che abbiano rappresentato i volumi degli edifici da costruire che alcuni particolari, meno famosi ma sicuramente utili i disegni fatti a matita sui pilastri degli edifici in costruzione per spiegare come dovranno essere fatte alcune parti ancora da realizzare.

Oggi invece si tende a disegnare direttamente sullo schermo dell’elaboratore, strumento che inizialmente veniva usato per lo sviluppo del progetto, ed infatti si parlava di “tecnigrafo elettronico“, per aggiungere successivamente, grazie all’aumento della potenza di calcolo disponibile, la possibilità di tracciare segni prima su tavolette grafiche poi sullo schermo. Con l’avvento del touch screen sono stati messi in commercio pure accessori che consentono di tracciare sullo schermo e di recente è possibile trasferire anche la pressione esercitata disegnando, includendo -o fagocitando?- così il gesto dello schizzo.

 

autore: Massimo Meneghin

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