Massimo Meneghin il piano casa non è il pianoforte

Il settore delle costruzioni è in crisi nera, da tempo. Non perché ci lavori ma è parere unanime che si tratti di un settore trainante, determinante per l’economia dell’intero paese, visto che coinvolge in modo diretto moltissimi addetti ed in quello indiretto molti altri.

Se è vero che ci sono organi democraticamente eletti che dovrebbero interessarsi al bene comune, se è altrettanto vero che le persone che hanno ruoli di importanza assoluta in quegli organi percepiscono compensi principeschi, è il minimo ritenere che questi debbano elaborare strategie volte al rilancio economico del settore, e così è stato: il “piano casa”.

In sostanza il governo centrale qualche anno fa ha partorito una norma volta a spingere il rilancio del settore edilizio tramite la concessone di deroghe alla legislazione vigente, invitando gli enti locali a quanto di competenza per il buon esito dell’operazione.

Ovvio che i problemi siano stati più d’uno.

Innanzitutto la normativa di settore è divenuta di competenza regionale (la famosa concorrenza stato-regioni) per cui lo Stato ha poco da fare in materia. Ma non basta, è stata l’occasione per il muro contro muro tra le opposte fazioni politiche, completamente disinteressate dall’argomento (regioni amiche favorevoli e nemiche contrarie, per definizione) ma anche di diatribe sulla competenza (lo stato vuole legiferare su quanto di competenza delle regioni e, ovviamente, viceversa).

Le regioni ed i comuni hanno avuto facoltà di inserire i paletti che hanno creduto opportuni, giusto perché le norme urbanistiche sono regionali ed i piani urbanistici sono -o erano- comunali ma anche in questo caso, per quanto qui importa, non sono pochi i municipi che -semplicemente- hanno ribadito la validità del proprio piano, che quindi non può essere derogato. Giusto ma lo sviluppo?

1+1+1 = 3.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti: grande risalto pubblicitario al momento dell’emanazione, lustro ai governanti nazionali e regionali che hanno trovato il modo per risolvere i problemi dell’intera nazione, il rilancio del settore però non si è visto.

In conclusione un’osservazione di metodo, necessaria ora che sono giunti a scadenza i termini di validità e si parla di rinnovo, anche con trasformazione da norma transitoria a strutturale, cioè permanente: in buona sostanza la norma straordinaria per vincere l’inerzia che blocca il settore avrebbe voluto dare la possibilità di ampliare in deroga alle norme, ritenendo che il dare un’occasione del genere avrebbe spinto a costruire.

Ribadito che sono stati posti, secondo molti giustamente, notevoli limiti alla concreta applicazione e precisato che il risultato sperato non c’è stato non possiamo non interrogarci sulle qualità strategiche dei redattori ma anche sulla natura di leggi che consentono a qualcuno di evitare il rispetto delle norme. Facendo un paragone di basso livello sarebbe come se lo stato ci dicesse che se comperiamo un’automobile nuova nei prossimi due anni possiamo infrangere i limiti di velocità del 20% e se inquina poco del 30%.

Geniale, non c’è dubbio!

 

autore: Massimo Meneghin

Il piano casa (non è il pianoforte)

2 pensieri su “Il piano casa (non è il pianoforte)

  • 19 Aprile 2014 alle 10:56
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    se il rilancio di #edilizia ed #economia doveva passare dal #pianocasa è rimasto un rilancio…

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  • 21 Giugno 2014 alle 10:33
    Permalink

    non confondiamo il #pianocasa con il pianoforte: il primo è uno strumento musicale, il secondo non si sa… http://

    Rispondi

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