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Il patrimonio edilizio è tanto ingente quanto mediamente di bassa qualità.

Noi però trascorriamo le nostre giornate in questi fabbricati, ed inevitabilmente la qualità della nostra vita ne risente.

Possiamo quindi migliorare questo stato di cose? Teoricamente sì, con le dovute eccezioni. Il fatto che qui non si possa parlare di demolizione -ovviamente parliamo di quella senza ricostruzione- la dice lunga sulla permanenza di fabbricati di bassa qualità e sulla possibilità di replicarli.

Praticamente? Anche! Vi sono limiti -operativi ed economici, come sempre nel mondo reale- ma molto si può davvero fare. Spesso basta poco, se possiamo usare questo termine riferendolo all’atteggiamento.

Perchè è tanto ovvio quanto vero che per fare bisogna volerlo! Nelle sezioni che verranno nel tempo inserite si vuole, infatti, dimostrare proprio questo. E che se spesso si può fare molto con poco sempre è possibile ottimizzare le nostre azioni per ottenere -a parità di costo, tempi ed energia profusa- un risultato assai migliore. Se poi siamo in grado pure di quantificare valori meno misurabili potremmo verificare anche quanto piu bello e sano possa essere il nostro ambiente e quanta soddisfazione potremmo provare nel realizzarlo e nell’usufruirne.

Da dove partire perciò? Suggerisco di guardarsi intorno e dare un voto molto semplice -tipo si/no, bene/male, promosso/bocciato, sufficiente/insufficiente- alle diverse soluzioni date allo stesso problema, e che hanno ovviamente valore opposto. Questo, è innegabile, dimostrano che si può fare, perchè lo si è fatto, senza costi e tempi aggiuntivi.

Il campo di analisi è infinito, qui per motivi di affinità con chi scrive, la cosa viene limitata ad alcuni campi, scelti nel nostro ambiente e più precisamente nei nostri edifici e nel loro intorno.

A questi, o meglio alle loro parti costituenti, attribuiremo un marchio di qualità, sia positivo che negativo, giustificando la scelta nella speranza -vana?- che vi si possa mettere mano per rimediare, assai difficile, o almeno, già più facile, si possa evitare di ripetere errori tanto grossolani quanto comuni.

Ecco a voi H-ok versus H-ko, cominciando da

autore: Massimo Meneghin

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