La porta serve ad entrare non a lasciare fuori!

Banale, forse, ma ogni porta presente nei nostri edifici costituisce un grosso problema, si tratta di uno dei più grossi ostacoli alla mobilità di chiunque abbia un problema motorio, anche non grave.

La larghezza della porta è il primo e fondamentale requisito.

Ovvio che le porte molto strette, assai diffuse un tempo, non sono attraversabili dalle sedie a ruote che sono più larghe del foro porta, ed altrettanto scontata è la soluzione. Ma pure quando il benessere diffuso e la legge ci hanno fatto posare porte più larghe abbiamo risolto il problema? Sicuramente no, se le porte sono state costruire di larghezza cm 60, 65 o 70, come si è fatto in troppi casi.

Gli spazi davanti e dietro le porte sono importantissimi.

La normativa in materia di barriere architettoniche atualmente in vigore è stata emanata nel 1989 ed ha reso obbligatoria l’installazione di porte almeno di larghezza cm 75 con la corretta posizione delle maniglie e quanto altro ma soprattutto ha messo finalmente al centro dell’attenzione gli spazi antistanti e retrostanti a questi importanti elementi.

Il ruolo dei progettisti è determinante.

Se una porta di sufficiente larghezza è facilmente transitabile se mette in comunicazione due ampi vani ma non lo è quando siamo in presenza di spazi angusti è del tutto evidente l’importanza l’importanza del corretto dimensionamento, ovviamente nel rispetto della norma ma soprattutto ponendo in relazione l’aspetto della transitabilità con tutti gli altri, come deve saper fare un buon progettista. Questi, insieme al committente affronta e verifica quanto meno la scelta di queste caratterisitche di ciascuna porta:
– la tipologia (a battente, scorrevole, a libro, rototraslante, ecc.);
– gli spazi di manovra (che devono sia antistanti che retrostanti e sufficientemente ampi e far parte dei percorsi effettivamente utilizzati);
– le caratteristiche e dotazioni (possono essere opache o meno, dotate di maniglia di vario tipo, ecc.).

autore: Massimo Meneghin

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