Servono nuove definizioni.

Com’è possibile che i marciapiedi -non tutti ma molti, non alcuni- versino in condizioni simili?

Non generalizziamo di certo, vi sono situazioni di assoluta eccellenza, molti casi rientrano semplicemente nella normalità -il che a questo punto non è poco- ma altrettanti non lo sono proprio, anzi rasentano l’incredibile.

Chi è il responsabile di questo sfacelo?

E’ ormai patrimonio del sapere comune che si debba attendere le elezioni per vedere sistemati i nostri percorsi pedonali, vero che si vota spesso però la logica dovrebbe un poco diversa…

Poche scuse, ogni aspetto relativo a questi componenti ricade sul proprietario della strada, siamo noi se si tratta del marciapiede intorno al fabbricato all’interno della corte privata, è il comune se la strada è comunale e così via.

A cosa serve il marciapiede?

Lo scopo di questo rialzo è il consentire il transito ai pedoni in modalità protetta, ma allora come possono esserci barriere architettoniche o peggio non si possa proprio passare a meno di non essere rocciatori?

Nei casi più diffusi basta poco. Si tratta, infatti. di raccordare due piani a livelli prossimi -il marciapiede e la strada- per cui basta un piano inclinato, realizzato correttamente, però.

La sfilza di errori che non riusciamo più a sopportare.

Sembrano fatti apposta e forse lo sono, che altro dire di quello che vediamo ogni giorno, inanellando tutti gli errori possibili ed immaginabili:

  • percorsi troppo stretti,
  • percorsi troppo pendenti,
  • pavimentazioni dissestate,
  • parti non raccordate le une alle altre,
  • mancanza di spazi di manovra,
  • tragitti incompleti,
  • tragitti non pensati in modo logico,
  • mancanza di chiarezza.

Qualcuno pensa che il motivo di tale modo di fare debba essere spiegato? Se sì lo segnali e provvederemo, retorica a parte basterebbe il buon senso e se vogliamo esagerare mettiamoci per una volta nei panni di chi deve percorrere questi manufatti, specie se ha qualche problema di deambulazione.

autore: Massimo Meneghin

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