Allestire (gli spazi a termine)

Massimo Meneghin allestire gli spazi a termine

Alle aziende spesso capita di dover o poter essere presenti con propri spazi in luoghi non abituali ed a termine, chiamiamoli così, le fiere, ad esempio. In questi casi deve/può essere progettato un’allestimento temporaneo, vera e propria realizzazione a termine, la cui durata può variare, di regola, da poche ore ad alcuni giorni, o di più in casi particolari.

Proprio per questa particolarità è doveroso allestire utilizzando parti smontabili e conveniente ricorrere a componenti a catalogo (pannelli di misure standard, arredi di produzione e così via a noleggio) associati a specifici elementi di personalizzazione (dalla eventuale dipintura a, quanto meno, il logo e/o la grafica), il tutto nell’ottica della riutilizzabilità nelle diverse manifestazioni.

In alternativa è, ovviamente, attuabile la proposta che prevede tutte le parti realizzate su disegno, risolvendo specifiche esigenze funzionali e di immagine, con esiti di altra qualità ma anche, come non può non essere, con altri costi.

Questi gradi di libertà si riflettono in spazi ludici, ove la sperimentazione può essere spinta, anche perché verificata di volta in volta, confermata o modificata sulla base degli esiti raggiunti, tutte ‘cose’ non ammesse nelle costruzioni tradizionali ma nemmeno negli spazi commerciali, che per quanto effimeri hanno comunque una lasso di tempo previsto prima della sostituzione, purtroppo spesso smentito, assai maggiore. E’ vero che il preallesitito fornito dall’ente fiera ha prezzo diverso da quello di uno stand a noleggio, che la differenza aumenta se il prodotto è su disegno e che possiamo affermare di essere comunque presenti in fiera, però le differenze ci sono, e si vedono: non si tratta di spendere ma di investire!

 

autore: Massimo Meneghin

La qualità dei materiali di scarto

Massimo Meneghin qualità dei materiali di scarto

Le nostre case sono malate, ci dicono in molti, anche se è ovvio che i malati semmai siamo noi che le abitiamo e che risentiamo della non compatibilità di molti dei materiali utilizzati per la costruzione.

A chi non crede a tutto ciò basta ricordare come i materiali da conferire in discarica devono spesso essere analizzati e non sono rari i casi in cui le macerie provenienti dalla demolizione dei fabbricati residenziali mostrano la presenza di cobalto e altri materiali che non sono ammessi al conferimento. Questo significa che la discarica, non una fabbrica di prodotti alimentari,  non accetta parti delle nostre case perché tossiche, e quindi da portare in “luoghi” speciali.

Non facciamoci distrarre dall’adempimento burocratico dal costo delle analisi, qui si dice che ci sono materiali tanto tossici da non poter essere nemmeno buttati tra i rifiuti ordinari e questi sono ne più che meno che le nostre case!

Se è chiaro quanto sopra dovrebbero quanto meno venirci in mente un paio di cosucce.

La prima è come sia possibile tutta questa attenzione ai rifiuti e l’assenza dello stesso atteggiamento per gli stessi materiali di scarto quando entrano nelle nostre case!

La seconda, ancor più grave, riguarda ciò che davvero abbiamo nelle nostre abitazioni -le vernici ad esempio, che in alcuni casi rilasciano nell’aria dei nostri vani, chiusi- e cosa questo comporta a chi utilizza questi spazi.

 

autore: Massimo Meneghin

il curriculum (fantasioso)

Massimo Meneghin curriculum fantasioso

Credo il curriculum sia il più inutile strumento della storia, qualcuno mi smentisca se può:

–  le esperienze scolastiche dopo trent’anni hanno un valore inestimabile, specie se tutto è cambiato, noi compresi…

– molti dei contenuti riportati sono fasulli, spesso troviamo persone che hanno lavorato negli studi dei più grandi professionisti, salvo poi scoprire che di ruolo facevano le fotocopie, fattorini che si spacciano per dirigenti e via a crescere …

– i concorsi vinti, non tutti ma molti, danno da pensare visti gli esiti, sia delle persone assunte che dei progetti appaltati, e non risulta che alcuno di buon senso si opponga a chi sostiene che l’intero sistema sia minato dalle fondamenta, semmai si candida a perpetrare l’andazzo favorendo i propri adepti!

– molte riviste, specie in ambito universitario, hanno il solo scopo di pubblicare articoli dei soliti noti, in moda fa poter essere inserite in curriculum, e questo utilizzato per i concorsi sulla base dei titoli…

– diverse opere pubbliche sono affidate dai comuni sulla base di elenchi redatti in funzione dei curricula, o meglio di astruse schede, diverse per ogni ente (!) e che danno questo risultato: chi ha lavorato in passato perché collegato alle liste allora vincenti (e solo per questo!) può continuare, in qualità di ex “…ista” o “…iano”, a proporre prestazioni spesso di bassa qualità mentre un giovane (o “nuovo”) professionista non lo può fare perché carente di esperienza (di certo manca quella di trattare con chi sa come si fa…)

– la carriera, in un numero incredibile di casi, non in tutti, viene fatta, come si dice, su basi diverse da quelle curriculari: ereditare l’attività, sposare il titolare, essere attivisti del partito giusto o quanto meno dei grandi bugiardi, e così via (tutto bene, se vogliamo, ma come stupirsi se nulla funziona, perché del resto dovrebbe o, se preferite, come potrebbe?)

E fuori di qui? Bastano poche parole: ci sono persone (italiane) che hanno fatto un colloquio su skype -niente curriculum, nessun concorso, men che meno raccomandazioni (addirittura negative, specie se si considera la fonte), nulla di alcun tipo- e sono state assunte, all’estero ovviamente… scusate, vi devo lasciare, mi chiedono di mandare un curriculum, probabilmente  per giustificare l’incarico “diretto” a chi se lo merita…

 

autore: Massimo Meneghin

E’ uscito un libro…

Massimo Meneghin è uscito un libro 1

Proprio così, è uscito un libro, scritto da me.

Il titolo è “La riqualificazione integrata degli edifici esistenti”, spiegata dal sottotitolo “intervenire sul patrimonio esistente in modo globale” che conclude “la qualità come fattore principale”.

Se la sintesi è un valore, e naturalmente lo è, quanto sopra nella sua estremità è del tutto chiaro: serve un atteggiamento diverso, in tutti gli operatori, noi compresi.

Non importa affatto se siamo i committenti, i progettisti, gli specialisti, gli esecutori o i manutentori. Quello che abbiamo fatto finora è semplicemente del tutto superato.

Non è solo un fatto di crisi economica, che come tale passerà, richiedendoci solo la forza necessaria ad aspettare, come chi dal ciglio del fiume aspettare di veder passare il proprio nemico. Non è più probabile che se stiamo lì fermi qualcuno dal fiume, ma da una bella e comoda barca, ci vedrà rotolare?

Il cambiamento è necessario e strutturale, questo è l’argomento del testo, che non tratta solo del risparmio energetico, o di un settore,  e che non si rivolge ad una sola categoria ma a tutte, dallo studente al committente, dal progettista all’esecutore, tecnici comunali compresi.

Il testo, in edizione cartacea oppure e-book, è disponibile nei consueti canali e naturalmente pure in rete direttamente dall’editore, nel cui sito sono presenti la scheda, l’abstract e quanto serve per farselo spedire mentre in questo sito viene aperta una sezione per l’aggiornamento e l’integrazione ma anche per la condivisione ed il dialogo, che saranno continui.

 

autore: Massimo Meneghin

Lavori in corso (e di corsa)

Massimo Meneghin lavori in corso e di corsa

Potrebbe sfuggire il senso di riferire quali siano le attività in essere al momento attuale, i miei “lavori in corso” da svolgere ovviamente “di corsa”, in realtà la più semplice analisi rende chiaro quale sia ora il punto di incontro tra la domanda e l’offerta delle prestazioni professionali, quanto meno le mie:

– effettuo la direzione dei lavori di alcuni cantieri, in uno stiamo completando la copertura in legno di un nuovo corpo di fabbrica, che sfruttando le norme straordinarie del cosiddetto “pianocasa” consente l’ampliamento dell’esistente, in un altro stiamo realizzando la diversa disposizione degli spazi interni in modo da ricavare la terza camera…

– redigo computi metrici estimativi relativi a lavori oggetto di contributo per l’adeguamento sismico,

– devo progettare alcuni modesti ampliamenti nelle corti di edifici esistenti ed abitati, sorta di padiglioncini per aumentare gli spazi a disposizione,

– effettuo consulenze e redigo documentazione su compravendite e successioni ereditarie.

Di certo quanto sopra costituisce la prassi normale oggi, ma forse ancor di più lo era ieri, si tratta quindi del semplice prosieguo di modi di fare consolidati.

Altrettanto vero è che molte, troppe cose sono cambiate, forse davvero l’ultimo baluardo di resistenza è il nostro atteggiamento, restio ad accettare l’avvenuto cambiamento del mondo: vogliamo evitare i luoghi comuni e valutare seriamente quante cosa sono migliorate o migliorabili (e quindi da cogliere) e, in perfetta simmetria, quante sono invece peggiorate (per cui da ri-cambiare!)

 

autore: Massimo Meneghin

Quanta fantasia…

Massimo Meneghin quanta fantasia

Lo straordinario genio italico non si smentisce mai.

Siamo sicuramente un popolo pieno di immaginazione, fantasia ed inventiva. In passato abbiamo avuto autentici geni, gli artisti più importanti e via dicendo.

Oggi molto meno, i discendenti di Leonardo da Vinci utilizzano le proprie facoltà intellettive per deliziarci con invenzioni di nuovo tipo: la propaganda politica. In questa, da una parte e dall’altra si fa ampio uso della sparata.

Vero che lo fanno di qui e di lì (il che però non giustifica nulla) e che l’evidente scopo è quello di attribuirsi maggior forza, e magari pure di far accodare i pecoroni (quelli che vanno dietro alle maggioranze ma anche a semplici moltitudini…) però un minimo di rispetto per noi comuni mortali, chiamati a credere all’incredibile, sarebbe se non necessario quanto meno auspicabile.

Si dirà: impossibile che tali “autorità” dicano frottole tanto grandi. Vogliamo fare un minimo di verifica “metrica”, ad esempio sui manifestanti?

Facile, anzi facilissimo.

Primo elemento è dato dalle foto, abbiamo visto che le persone stavano in piedi, non c’erano uomini distesi a terra e nemmeno che ognuno portasse sulle spalle un altro. La densità da considerare è perciò, trascurando l’obesità diffusa, ed a sicuro favore di chi vuole gonfiare il numero dei presenti, pari al massimo a quattro persone per metro quadrato.

Evidente il passaggio successivo, senza scomodare i professori di matematica, è del tutto evidente come un milione di persone necessitano di uno spazio libero di almeno duecentocinquantamila metri quadrati

Quale è la superficie di piazza San Giovanni a Roma? Meno di 43.000 mq. Ergo, al massimo potrebbero starci 172.000 persone. Teoricamente, perché in pratica è impossibile.

Tra un milione e la cifra di cui sopra la differenza è di 82.800. Se preferiamo le percentuali, assai facili da calcolare quando la cifra è così tonda, l’affollamento massimo possibile è pari al 17.2% dell’indicato mentre l'”aggiunta” è pari a 82,8%.

Ricavando un principio possiamo dire che ogni cifra reale -secondo costoro- può essere deliberatamente moltiplicata di circa cinque volte. Ad esempio, un uomo di altezza normale può tranquillamente affermare di essere alto otto metri e settanta. Come dargli torto?

Poveretto, chissà come fa con gli abiti…

 

autore: Massimo Meneghin

I colori neutri ed il bianco

Massimo Meneghin i colori neutri ed il bianco

La teoria dei colori ha un suo fascino, l’applicazione ancor di più, l’uso che vuol essere intelligente ma spesso sfocia nell’esatto contrario arriva a provocare l’ilarità generale.

Prendiamo il colore da dare alle nostre case, è prescritto dai regolamenti locali, che danno i margini entro cui muoversi.

Nessuno chieda come sia possibile, ad esempio. che qualcuno abbia la casa giallo-limone o blu-puffo in zone in cui sono prescritte tinte tenui. Ed ovviamente nessuno dice che queste case sono passate inosservate, visto che è semplicemente impossibile dato si vedono ad un chilometro di distanza e restano ben impresse nella mente…

Il record però è un altro: vi è perfino dove è ammesso di colorare le facciate “con tutti i colori neutri tranne il bianco”. Il discorso sembra filare, anzi particolarmente intelligente, ma c’è un ma, anzi più d’uno.

Giochiamoci:

– se è ammesso un colore non può essere il bianco, che -come il nero- non è un colore!

– se la tinta deve essere neutra, non può che essere il bianco o il nero, tutte le altre non possono che essere non neutre!

Come dire: deve essere contemporaneamente maggiore di uno ed inferiore a uno. Serve spiegare che è impossibile? Vogliamo citare Parmenide o il principio di non contraddizione? Non basta indicare il principio di finta intelligenza e di totale incapacità? Queste non sono come i colori indicati ma possono davvero coincidere!

Auguri a noi tutti, ne abbiamo bisogno…

 

autore: Massimo Meneghin

Se più lavoro più ci rimetto

Massimo Meneghin se più lavori pi ci rimetti

I ricordi scolastici riportano alla mente i concetti più semplici, elementari come la scuola che si frequentava, spiegati con chiarezza e che ci portavamo a casa. Letteralmente arricchiti dalla scoperta.

Straordinari il peso lordo, la tara ed il peso netto e -assai simili- il ricavo, le spese ed il reddito.

Oggi, dopo il moltissimo tempo trascorso, la semplicità si è persa, tutto è diventato così complicato da non poter distinguere pressoché più nulla.

Lasciamo stare il peso, diventato un’ossessione che i nostri predecessori non avevano di certo, e la tara, diventata mentale e come tale occultata, ma abbandoniamo pure l’altro trittico: troppo difficile spiegare ai bambini i numeri negativi.

Quando l’età si può contare ancora con le dita delle mani i numeri rappresentano quantità che si possono raffigurare. Uno, due e tre come una mela, due pere e tre banane ed anche le frazioni diventano fette di torta. Ma i numeri negativi?

Cosa c’entrano? Eccome se c’entrano: quando le spese sono maggiori dei ricavi il reddito è negativo, detto anche perdita! Il normale ricavo di cento, detratte le spese per settanta dava un reddito di trenta. Oggi è del tutto cambiato : il ricavo è diminuito fino a venti, le spese sono aumentate a centoquaranta, il reddito non può che essere meno centoventi! Più lavori più aumenta il ricavo (ma poco), le spese (molto di più) ed il reddito (in negativo, però!).

Difficile per un bambino, ancora di più per noi. Se più lavoro più ci rimetto il da farsi sembra scontato, ma non è facile da capire nemmeno per gli adulti. Se così non fosse il commercialista, che è almeno in teoria del settore,  non direbbe “devi fatturare di più” o “devi avere meno spese” per non parlare di chi ha ben altro ruolo…

 

autore: Massimo Meneghin

Condono edilizio: strana storia

Massimo Meneghin condono edilizio strana storia

C’era una volta un bel paese, che non c’è più.

Ad un certo punto si iniziò a costruire furiosamente e malamente, rovinando tutto. Non solo si costruì troppo ma lo si fece andando oltre perfino i pochi limiti che c’erano allora.

Che fecero allora i governanti del tempo? Fecero demolire? Certo che no, inventarono il condono edilizio, che diede ai cittadini la possibilità di sanare gli abusi edilizi pagando un certa cifra, premiando così i costruttori abusivi e deridendo gli onesti.

Non tutto però si poteva condonare, in certe aree di pregio si doveva acquisire l’autorizzazione paesaggistica, che però non veniva data agli obbrobri, come giusto!

Che successe allora in quel paese?

Ci furono cittadini che possedevano i famigerati garage in lamiera, uno di fianco all’altro, disposti in lunghe file, tutti rigorosamente abusivi.

Alcuni decisero di chiedere il condono, altri no.

I primi pagarono la sanzione ed il costo delle pratiche, gli altri evidentemente no.

Dopo molti anni le pratiche terminarono il loro corso, i cittadini non ottennero l’autorizzazione ambientale (troppo brutti quegli edifici, deturpavano l’area!) e quindi non gli venne notificata la sanatoria, cioè l’avvenuto condono, ma l’ordinanza di demolizione del fabbricato, e dovettero farlo.

Qualcuno pensò “siamo un paese normale e civile” ma si sbagliò: i possessori dei fabbricati identici ed ubicati nella stessa zona ma per i quali non fu presentato alcunché non furono mai obbligati alla demolizione ma poterono godersi il loro fabbricato per tutti gli anni a venire.

E vissero felici e contenti

 

autore: Massimo Meneghin

Chi vuole davvero l’innovazione?

Massimo Meneghin chi vuole davvero l'innovazione

Al di là dei proclami chi davvero vuole il cambiamento?

A parole tutti, nei fatti molto pochi. L’innovazione, infatti, non avanza, ostacolata in tutti i modi.

Basta guardarsi intorno: dalla classe politica, immutabile nei secoli (perfino quelli che sembravano espulsi ritornano pochi mesi dopo, ovviamente dicendo sempre le stesse cose…) al mondo del lavoro, attaccato alla difesa dell’indifendibile (come il malato grave che cambia medico fino a quando trova chi gli dice che è sano come un pesce…).

Ma anche la scuola (vogliamo parlarne?),  l’informazione (esiste?), la ricerca (che non è più scientifica, ora si cerca il modo per farla franca), la mobilità (ci stiamo avvelenando polmoni e fegato sprecando montagne di tempo), la pubblica amministrazione (chissà dove ho messo il velo pietoso…), pressoché non manca alcun settore.

Ci sono alcuni sparuti gruppi che si muovono in avanti, e si dirà che ad ogni avanguardia corrisponde una retroguardia. Volendo tracciare la linea di separazione potremmo dire, rasentando la banalità, che -a parte i pochi che hanno delle inclinazioni personali verso l’una o l’altra fazione- in genere da una parte si vengono a trovare tutti coloro i quali sono nelle condizioni di rimettere in discussione il proprio operato, la propria storia e quanto altro per ricostruire le condizioni economiche che partendo dal semplice sostentamento li porti ad una condizione di benessere. Dall’altra invece chi vuole mantenere lo status quo, fatto di privilegi anacronistici ottenuti a scapito di altre parti della stessa popolazione.

Chi vincerà, guelfi o ghibellini?

 

autore: Massimo Meneghin