Massimo Meneghin progettazione condivisa

E se quanto facciamo di solito fosse frutto di abitudini, cattive o quasi, per non dire errate o quanto meno migliorabili?

Di solito ragioniamo in termini di bisogno-soddisfazione e quindi dell’iter che dall’ideazione porta all’uso dell’immobile (determinismo affiorante o semplice bisogno di certezze) ma non potremmo fare diversamente?

Inoltre, quanti luoghi comuni ci insidiano con danni evidentissimi?

Alcuni principi/assunti “classici” possono forse chiarire quello che stiamo affrontando:

– si deve costruire il massimo consentito per la zona: mi ritrovo una casa grande senza giardino, pago un sacco di tasse e passo il mio tempo a pulire stanze che non uso e non ho un metro quadro dove stare all’aria aperta!

– conta solo quanto risparmio: facendo/comperando molto, specie di quello di cui né io né nessun altro ha bisogno, ho strappato un costo unitario molto buono e la convenienza è del tutto evidente, peccato non mi serva…

– scopo del costruire non è l’edificazione di spazi di qualità in cui stare (possibilmente bene) ma l’ostentare il proprio status (specie se barando) ai propri vicini e/o agli ospiti: il cancello imponente, la pavimentazione esterna “ricca”, il soggiorno-museo da far visitare, ecc.

Ma allora perché  non liberarsi (anche dei modelli proposti dalle riviste), ragionare sul proprio modo di essere e da questo ricavare il progetto (quello che voglio e posso)?

Il progetto migliore, mi assumo la responsabilità dell’assunto e se lo desiderate approfondiamo pure il “per chi”), non è quello conforme a tutti i luoghi comuni, peraltro inseguiti ed agognati da molti di noi, non è nemmeno quello copiato dalle riviste (altre esigenze, altre soluzioni) ma nemmeno quello d’autore, a meno che non vogliate abitare un’opera d’arte (non è la casa a dare a voi ma voi a dare a lei): è quello frutto della collaborazione tra il committente, che si ferma e ragiona, ed il proprio tecnico, capace di ascoltare e desideroso di fornire risposte a quesiti specifici, se entrambi cioè sono, o riescono ad essere, liberi dalla mania di ripetere (cercando sicurezza) e volonterosi di sperimentare: la progettazione condivisa, quella che considerando il fine sceglie i mezzi!

 

autore: Massimo Meneghin

Progettazione condivisa (senzaltro)

Un pensiero su “Progettazione condivisa (senzaltro)

  • 27 Gennaio 2015 alle 12:29
    Permalink

    la #progettazione condivisa richiede un rovesciamento del rapporto tra fini e mezzi, e forse non solo questa!

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