apprezzare le imperfezioni

Lode all’imperfezione, ed a volte pure all’errore.

Per quanto tempo abbiamo lottato in prima persona -volenti o nolenti- con l’errore, dalla scuola alla formazione e non parliamo del mondo del lavoro

Diversa è l’imperfezione, che peraltro gli è figlia. Forse potremmo definire l’imperfezione come un modesto distanziarsi dalla situazione ideale. In un certo senso un piccolo errore.

Alcune osservazioni emergono con forza. Siamo certi che la perfezione sia così bella se non tanto importante da non poterci rinunciare?

Se parliamo di strutture portanti si! Non vogliamo certo giustificare travi e pilastri tanto mal fatti da determinare il crollo degli edifici: non ci sono giustificazioni, i margini di tolleranza ci sono, ma ridotti ed insuperabili. I pilastri “storti”, mal armati o altro vanno demoliti!

Ma se guardiamo con occhi spalancati i materiali naturali che tanto piacciono cosa hanno in comune tra loro? La risposta non può che stare sulla diversità di ogni pezzo, che è solo simile, frutto del singolo lavoro della natura. Non è questa l”imperfezione?

Il perfetta analogia, il lavoro fatto a mano in cosa si distingue da quello fatto dalle macchine, se non quell’imperfezione di cui abbiamo appena scritto?

In entrambi un principio che sembra scontato viene espresso al contrario: riteniamo di maggior valore le alternative imperfette, che vincono -nettamente- sulle sorelle asettiche.

 

autore: Massimo Meneghin

2 pensieri su “Apprezzare le imperfezioni

  • 4 Giugno 2014 alle 08:34
    Permalink

    puntiamo alla ‪#‎perfezione‬, in teoria, ma apprezziamo il suo contrario, nella realtà: viva l’‪#‎imperfezione‬!

    Rispondi
  • 4 Giugno 2014 alle 14:53
    Permalink

    Basta pensare alla cultura giapponese che prevede di introdurre appositamente delle imperfezioni sugli oggetti di altissimo artigianato perché la perfezione non è cosa umana!

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *