Massimo Meneghin riconsiderare gli oggetti trasformabili

Gli oggetti fermi ed immutabili hanno caratterizzato un lungo periodo, altri -più recenti- hanno cercato di superare questa fissità modificandosi, anzi dando a noi la possibilità di trasformarli nel tempo.

Lo stesso oggetto si adatta quindi alle nostre necessità, o solo desideri, per soddisfarli. Una gran bella utilità -quindi- o solo un mito, forse. Potrebbe essere “solo” un progetto di marketing ben azzeccato.

Qual’è la vera utilità di tutto ciò? Certo, perché di questo si parla, la modifica apporta vantaggio.

Poca teoria e molti esempi potrebbe essere una gran bella metodologia, anche se ridotta al minimo.

L’automobile che consente di andare fuori strada è più vantaggiosa della semplice stradale, magari inserisco la trazione integrale e guado il fiume: non ho mai visto un fuoristrada… al di fuori delle carreggiate stradali.

Per il mobile vale lo stesso: milioni di possibilità -grazie ai costosissimi snodi- non vengono in realtà utilizzate. Fatta la regolazione iniziale, per cui basterebbe mettere in produzione alcune varianti, con ben altro costo, mai più si apporta alcuna modifica. Conoscete qualcuno che ogni giorno cambia il proprio arredo, magari per adattarlo all’umore del giorno?

E allora? Se delle possibili varianti approfitto solo in negozio al momento dell’acquisto, immaginando di modificare tavolo e poltrona tutti i giorni ma senza farlo mai, qualcosa vorrà pur dire: è un valore aggiunto che… serve solo a convincerci di comprare: acquistiamo l’idea di poter fare/cambiare/quello-che-vogliamo.

Non è il miglior modo per spendere il denaro.

 

autore: Massimo Meneghin

 

 

 

Un pensiero su “Riconsiderare gli oggetti trasformabili

  • 17 Agosto 2014 alle 12:58
    Permalink

    servono le molte ‪#‎funzioni‬ e la ‪#‎trasformabilità‬ degli oggetti? si, a farceli ‪#‎acquistare‬. è solo ‪#‎marketing‬!

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