Massimo Meneghin demolizione proattiva

Finalmente si comincia a parlare -ed a scrivere- con una certa insistenza- della limitazione del consumo di suolo.

Magari prima del tremila dopo Cristo faremo anche qualcosa. Oggi, non c’è dubbio, se abbiamo mantenuto qualche fazzoletto di terra inedificato è solo per la crisi economica, non certo per scelte politiche o amministrative.

Eppure pur se questo -la limitazione, intendo- sembra incontestabile ben poco si fa, ed anche quello che viene messo in atto è di solito solo per evitare le imposte: da chi riconsegna il permesso di costruire e chiede la restituzione degli oneri pagati a chi chiede la declassificazione dei propri terreni da edificabili ad agricoli, per non pagare le imposte, o meglio abbatterle.

Passo avanti? Forse, ma il tabù resta la demolizione. Si può pensare di non-costruire, per legge o per convenienza personale, non si può nemmeno affrontare il tema della distruzione dell’enorme parte di edifici che non servono, non hanno alcuna qualità, sono pericolosi, deturpano l’ambiente, hanno tanti e tali problemi che il recupero, cioè quella che potremmo definire rifunzionalizzazione più che riqualificazione, visto che non siamo certo in presenza di monumenti, è tale da renderne impossibile la realizzazione. Ripeto: impossibile!

Dobbiamo, indifferenti ai non-pensanti, ri-pensare la demolizione, aggiungendo la proattività della cosa, ovviamente…

 

autore: Massimo Meneghin

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