la strategia

Quanto appena detto non è così nuovo, molti lo stanno già facendo. Di solito però si tratta di forme, istituzionalizzate o meno, di operatori dello stesso settore o di comparti affini. Dal piastrellista che si mette a lavorare con altri piastrellisti per acquisire commesse più grosse all’ impresa artigiana che collabora con impiantisti ed altri artigiani in modo da fornire il prodotto completo, fare il chiavi in mano, come si dice, ma anche l’architetto che lavora con l’ingegnere e magari pure con il topografo, il geologo ecc. per espletare tutti gli adempimenti tecnici necessari.

Quello che manca è il corto circuito tra professionisti e imprese. Sicuramente difficile per il differente approccio, ma oggi è questo uno -anzi, il- modo per far bene anzi meglio, necessario se vogliamo alzare il livello di qualità.

E’ risaputo come il mercato del nuovo sia in contrazione e lo sarà sempre di più mentre gli interventi sul patrimonio edilizio esistente già sono la salvezza di molti operatori e sono forse l’unica via di uscita nell’immediato: manutenzione, recupero, riqualificazione, ristrutturazione.

Il che fare in questi casi è determinante, e non può che scaturire dalla approfondite analisi che solo professionisti del settore, preparati e capaci possono fare. Non si ripete per brevità ma quello che abbiamo visto finora e di solito diverso, arrivando fino a crolli ed incendi che, guarda caso, avvengono proprio durante i lavori.

Spero non venga considerato un ritornello ma la prefigurazione di quello che andremo a fare, nel breve e nel lungo periodo, è l’attività di progettazione. Letteralmente si tratta di gettare avanti.

Questo è fondamentale, ed è anche vero che questo è mancato in molte occasioni. “Progetto” non è solo il titolo scritto sul disegno presentato per avere il permesso di costruire, è molto di più.

Non parliamo del passato ma di quello che ci viene incontro, i nuovi verbi sono  sostenibilità e riqualificazione. Il modo di fare che poteva essere tollerato nel dopoguerra è stato portato avanti fino a oggi, fare senza pensare.

Adesso però abbiamo finalmente coscienza dell’impossibilità di continuare ad andare avanti così, molti studi hanno pure evidenziato in modo chiaro cosa abbiamo fatto e sono pronte nuove tecnologie per operare nel rispetto, se non totale quanto meno maggiore, del pianeta che ci ospita.

Chi trasferirà tutto ciò al committente (che non è tenuto a conoscere ciò) ed agli esecutori (per i quali legittimamente l’argomento potrebbe non essere noto)? Questo è compito del professionista tecnico, in un ruolo forse nuovo ma imprescindibile, oltre che occasione di lavoro e di riposizionamento nella società.

La strenua difesa dei modi di fare del passato è ormai priva di senso. Non perché gli straordinari prodotti di un tempo, che ancora qualcuno riesce a fare, debbano essere smessi per sempre –anzi– ma certi sistemi organizzativi ed anche certi prodotti mostrano il fianco.

Continuare a difenderli è comprensibile, ne va del proprio ruolo e naturalmente della propria sopravvivenza economica. Ma solo apparentemente. La realtà ci ha mostrato moltissime imprese che hanno continuato, convinte che la crisi sarebbe passata ed anzi si sarebbero fatte trovare pronte con gli appartamenti da vendere ma non è andata così.

Serve un cambio di passo, con buoni consulenti, professionisti ma anche le associazioni di categoria, si deve progettare, prima ancora che le case da costruire, la propria attività, il che naturalmente è molto più complesso.

Conclusione

 

autore: Massimo Meneghin

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