Oggi (domani e dopodomani) in questo sito

Massimo Meneghin è nato prima

Oggi nella sezione “Diario di un osservatore stanco” viene aggiunto E’ nato prima….

Queste le altre sezioni:

  • Home: alcune piccole disquisizioni sui temi più vari, accomunati dal
    solo fatto di essere ricorrenti, e quindi imposti, indipendenti da noi, che forse li subiamo. Tali piccoli testi saranno collocati distrattamente (perché senza una logica, un ordine) ed in genere proporranno di riflettere su alcuni contrasti in cui siamo immersi;
  • L’architetto del web“, qualche indicazione su cosa fare in rete e su qualche aiuto che potete chiedere e ricevere per migliorare non tanto l’esperienza di navigazione quanto la presenza on-line, estremamente importante già oggi e lo sarà ancora di più in futuro,
  • Cassetta degli attrezzi“, come dice il nome, null’altro che un insieme  di strumenti, raccolti ed elencati tra quelli disponibili in rete, gratuitamente e liberamente, ma non per questo meno utili alla maggior parte dei professionisti ma anche a quelle molte persone che vogliono fare qualcosa in prima persona per la propria casa;
  • Fare & non fare“, è il centro di tutto, non solo del sito, perché questo è ciò che ci interessa di più: pensare, decidere e…. fare (o non fare);
  • Qualcosa di mio“, riporta alcuni esempi del lavoro di chi scrive, non a scopo pubblicitario ma di semplice esplicitazione di un modo di fare declinato con le varianti del caso in diverse situazioni;
  • Contatti“, ci consente di entrare in relazione contatto con me, nei molti modi che oggi la tecnologia ci consente, con assoluta semplicità ed immediatezza.

Buona navigazione!

 

autore: Massimo Meneghin

 

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Un disegno vale mille parole

Massimo Meneghin un disegno vale mille parole

Non è sempre vero che i discorsi siano inutili, prolissi, lunghi senza motivo ma spesso siamo costretti ad ascoltare e, tutto sommato, dopo aver sentito parlare per ore ci rendiamo conto che l’oratore, ma anche solo la persona che abbiamo di fronte, non ha detto proprio niente.

Un bel disegno invece non lo può fare! Il colpo d’occhio ci dice tutto e subito, semmai consentendoci di approfondire “leggendo” i dettagli.

I grafici, quelli che rappresentano sull’asse orizzontale un valore e su quello verticale un’altro, per cui la linea che unisce i vari punti ci fa capire l’andamento di qualcosa, hanno spesso una capacità di trasmissione di contenuti forse senza eguali: sono semplici e chiari!

Prendiamo l’esempio riportato sotto il titolo: in orizzontale abbiamo lo scorrere del tempo, in verticale il prodotto interno lordo, le varie linee rappresentano i diversi paesi ed il risultato conseguito negli ultimi anni.

Anche senza essere economisti si vede da sinistra a destra l’aumento continuo fino al crollo avvenuto nel 2008, più o meno sentito, ma soprattutto si vede che, chi più chi meno, chi rapidamente chi con lentezza, ognuno è ripartito, fino a raggiungere e superare i valori ante crisi. Tutti a parte un paese, che va tuttora molto male, malgrado i discorsi prolissi e bugiardi che sopportiamo di continuo…

 

autore: Massimo Meneghin

 

Rifare tutto è il problema!

Massimo Meneghin rifare tutto

Ogni cosa facciamo deve essere rifatta, non una ma più volte: rifare tutto, sempre e di continuo, è il problema!

Superficialmente potrebbe sembrare la cosa più banale del mondo. Se quello che facciamo è errato non resta che rifare. Ineccepibile!

Quando però tutto viene ri-fatto la cosa non può avere questa semplicità. I casi sono ovviamente due, ed opposti: o siamo in presenza di inetti, totalmente incapaci di fare qualsiasi cosa, nemmeno rifacendola più volte -il che in presenza di grandi numeri è preoccupante…- oppure il problema sta a monte, ad esempio non si conosce quello che si vuole o si è tanto volitivi da cambiare desideri e pareri alla velocità della luce, per cui nulla può raggiungere il risultato prima che questo venga cambiato…

Preso questo come un dato di fatto dobbiamo accettarne le conseguenze. Come potrebbe, infatti, esserci crescita o sviluppo in presenza della più totale immobilità? Vengono in mente figure retoriche straordinarie, da chi riporta sulla cima della montagna la pietra da far rotolare per riportarla su e ributtarla giù, senza tregua e senza fine.

La risposta potrebbe quindi essere nascosta nel bisogno di immobilità, il che corrisponde all’impedire il cambiamento, in barba a tutti i proclami, perché se davvero questo di avverasse molti verrebbero messi da parte….

 

autore: Massimo Meneghi

 

 

 

Control Zeta, sempre?

Massimo Meneghin control zeta

Control Zeta è il comando per cancellare l’ultima cosa fatta. In certi programmi viene nominato Undo, in certo senso è il contrario di “do”, verbo inglese che indica il “fare”, il cui contrario è “un-do”, quindi “dis-fare”.

Sinonimo di cancellare, quindi? Si, ed a ripetizione, ma non si tratta di cancellare come facevamo con la gomma, con questo torniamo indietro di un comando, facciamo appunto un passo indietro. Ma non uno solo, quindi l’ultimo, piuttosto uno alla volta ma nella quantità che desidero, con alcuni limiti ma nella quantità voluta, in alcuni software anche tutti.

Ci sono parallelismi con la vita di tutti i giorni? Certo, ma a tutti i livelli?

Non sarebbe bello poter tornare indietro di un passo quando abbiamo tamponato chi ci precede?

Questo non è possibile ma nella nostra attività ‘è un modo per mettere in pratica una modalità di lavorare con i pc, pertanto potendo provare –e sbagliare- proprio perché si può tornare indietro?

La risposta in molti casi è affermativa, ed anche semplice, almeno in teoria. Dobbiamo riuscire a standardizzare le procedure, pianificarle, dividerle e realizzarle per step, in modo da poter ritornare indietro di uno o più passi e rifare solo questi. Un bel Control Zeta e via….

 

autore: Massimo Meneghin

Pubblicare contenuti di qualità

Massimo Meneghin pubblicare contenuti di qualità

Il ritornello parla chiaro: dobbiamo pubblicare contenuti di qualità.

Se la nobile motivazione viene suggerita e caldeggiata per superare questo periodo di stasi, qualche ragionamento si fa strada e assume un risalto degno di nota.

Innanzitutto il cambiamento di rotta presuppone si stia facendo dell’altro, con una metafora potremmo dire/scrivere che abbiamo imboccato la strada sbagliata, meglio cambiarla. Certo -però- che se dobbiamo passare alla qualità vuol dire che fino ad ora abbiamo fatto e pubblicato schifezze!

A seguire si da per scontato che basti scegliere di farlo. Esattamente come se tutti fossimo in grado di produrre e rendere di uso pubblico questi contenuti ma, da un punto di vista strettamente logico, perché non lo abbiamo fatto in precedenza? In ordine di importanza verrebbe da rispondere “perché non lo volevamo”, per passare poi alla mancanza di tempo e via dicendo. Di sicuro non si deve nemmeno pensare alla possibilità che non via sia alcuna possibilità di incapacità di ottenere l’agognata qualità, perché tutti, ripeto tutti, sono in grado di essere, fare, dire, scrivere ai massimi livelli. Quello che quotidianamente sbatte contro i nostri naso ed occhi è però, quanto meno secondo chi scrive, non poco diverso!

E non si dimentichi che pure dove la qualità viene pubblicata assai spesso non corrisponde al reale stato del suo emittente, che li ha solo acquistati…

 

autore: Massimo Meneghin

Porta della pace

Massimo Meneghin porta della pace

Gli spazi “particolari” non mancano.

Nelle nostre città, da attraversare, meglio se in tangenza, a tutta velocità, le strade creano molti spazi di risulta. Sono rimasugli di terreno, difficilmente accessibili, a volte ben in vista che finiscono per diventare il simbolo del degrado.

Che fare? Anzi che fanno le amministrazioni che hanno in carico queste aree?

Il tema è quello dell’abbellimento, come si diceva un tempo “fare le cose per bellezza”. Il che altro non è che fare qualsiasi cosa -quindi anche molto brutta per poi “vestirla” per nascondere la bruttezza. Perfetto, no?

Qualcosa abbiamo già scritto in questo sito a proposito dei monumenti nelle rotonde, che si ammetterà essere spesso vere e proprie perle…

Tentiamo ora una ulteriore lettura dello stesso tema. Sicuramente drastica, che non si perde nei dettagli ma guarda alla sostanza, potrebbe essere così:

Spazio brutto: ci mettiamo una statua, scultura, opera d’arte, quindi il bello per definizione…

Nessuno capisce cosa sia (qualcuno penserà essere un rottame…): aggiungiamo il cartello, con il titolo, ad uso degli incolti…

Il risultato non sembra però all’altezza: se la “porta della pace” non può essere attraversata che porta è?, se è visibile più il cartello che la scultura torna tutto?

Stiamo in pace, se ci riusciamo, così siamo in sintonia con il tema!

 

autore: Massimo Meneghin

 

Abbiamo bisogno del filosofo antropologico

Massimo Meneghin abbiamo bisogno del filosofo antropologico

Non c’è più dubbio: abbiamo bisogno del filosofo antropologico.

Qualcuno lo sa, altri no -io compreso-, si tratta ci colui che studia l’uomo. Molto originale (o per nulla?).

La disciplina nasce e si sviluppa per capire qualcosa in più della nostra storia, quindi quando si dice quanto al paragrafo precedente si intende riferito al passato, con l’implicito scopo di capire come ci siamo formati. Quale la nostra origine, quale la nostra storia e -magari- perché il nostro presente è così…

Solo scopi storici, quindi? No di certo, è la risposta, già vi sono società che al proprio interno hanno questa figura proprio allo scopo di capirne di più, di noi e di quello che ci serve e piace. Per vendercelo.

Se serve spiegarlo, facciamolo: non si tratta di capire se discendiamo da questa o da quella scimmia ma di capire quali sono le cose che, per motivi ancestrali, riteniamo indispensabili, utili, indifferenti, dannosi ma anche sfiziosi, trendy e via così.

Non è grave che ci serva chi ci spiega l’ovvio? Se non lo sappiamo da noi qualcosa non torna. E non s creda si tratti di un episodio isolato, è strapieno di persone, associazioni, aziende e via così, più o meno di successo, che prosperano sullo spiegare quello che non può che essere così, perché di questo c’è un disperato bisogno…

 

autore: Massimo Meneghin

 

 

 

Tutti all’Expo 2015!

Massimo Meneghin tutti all'expo 2015 1

Tutti a Expo 2015 in Italia è un’occasione straordinaria, per ognuno di noi, che può vedere facendo poca strada una manifestazione straordinaria, e per il nostro paese che ha l’occasione di dimostrare le proprie capacità…

Infatti, già abbiamo visto gli investimenti in camouflage per nascondere le parti incompiute, dimostrazione dell’assoluta incapacità della classe politica e dirigente ed il cambio delle procedure di collaudo volte alla garanzia della pubblica incolumità, che evidentemente valgono solo per noi.

Non bastasse ci siamo fatti due risate amare nel vedere la propaganda, arricchita di un errore banale forse ma grave. Non siamo capaci nemmeno di fare una locandina. La qualità dei nostri delegati non si smentisce mai…

Altra perla è la promozione del partito di maggioranza, quello che ci governa, che nella sezione di Milano, ovviamente una delle principali d’Italia, propone ai giovani di iscriversi e quale “offerta speciale” concede un biglietto di ingresso all’Expo 2015 a prezzo ridotto.

Che si tratti delle nuove frontiere  del marketing? Del resto tra comperare i pelati al supermercato ed iscriversi ad un partito politico che differenza c’è? Se poi si tratta del PD, quello che ci ha trasformati in “cittadini consumatori” il dado è tratto.

Credo che chiunque abbia un minimo di sale nella zucca debba offendersi e trarne le dovute conseguenze.

Per quelli che, carichi di ideologia, ritengono che nulla possa scalfire la fede nel partito basti aggiungere che il prezzo indicato è maggiore di quello reale. La cosa ricorda quei negozianti che fingono i grossi sconti barando sul prezzo prima dei saldi, ed è naturalmente ancora più vergognosa soprattutto quando a farla è il partito dell’onestà: siamo rovinati!

Massimo Meneghin tutti all'expo 2015 2

 

autore: Massimo Meneghin

Competenze: tra i due litiganti…

Massimo Meneghin competenze tra i due litiganti

La battaglia sulle competenze professionali dei professionisti è da sempre argomento assai sentito. Dai diretti interessati, ovviamente.

Ora che la cosiddetta crisi ha investito il settore delle costruzioni in modo assai pesante, e non dimentichiamo che prima si è costruito moltissimo, attirando numerosissimi professionisti, gli stessi temi tornano alla ribalta.

Come mai? Semplicissimo, se prima c’era lavoro per tutti –ripeto: per tutti- ora c’è solo per qualcuno –cioè per pochi, molto pochi- e parte la selezione.

Non è il caso di affrontare i soliti temi su raccomandati e figli di papà, fatti innegabili, e che pongono i diretti interessati su un piano diverso da quello dei comuni mortali, diciamo invece che le persone normali che svolgono questo lavoro si affrontano e si scontrano su argomenti ben diversi. Le competenze sono appunto uno di questi, con la sfilza di retorica che trascinano con se.

Alcuni aspetti sono risibili, senza dubbio.

Ad esempio discutere sulla preparazione, con alcuni dei tecnici diplomati che si vorrebbero “superiori” ai loro colleghi che dopo lo stesso diploma hanno acquisito la laurea. Vero che non è impossibile un processo distruttivo e degenerativo però…

Oppure sui prezzi, che dovrebbero essere equiparati alla qualità, che però spesso non si nota, e che comunque mentre questi e quelli si scornano entrambi vengono saltati a piè pari da altre strutture che operano on line oppure nel pubblico a costi meno che dimezzati rispetto alla meno cara delle categorie.

Non è una lotta tra poveri, è molto meno, ma con un intruso in più.

 

autore: Massimo Meneghin

Spararla grossa

Massimo Meneghin sparate o impecisioni

Il sensazionalismo è importante. Qualcuno aggiungerà “purtroppo”.

In un mondo caratterizzato da un rumore di fondo piuttosto elevato chi voglia farsi sentire deve alzare la voce. I modi non mancano, e la persona già citata ripeterà “purtroppo”.

Urlare? Ma se lo fanno già in molti.

Tacere? Troppo difficile, questa raffinatezza rischia di passare inosservata o di ottenre l’effetto opposto a quello desiderato.

La sparata, invece, mantiene intatto tutto il suo fascino. Pare impossibile ma spararla grossa, anche oltre i limiti del credibile, spesso fa breccia. La piccola esagerazione -in più o in meno- no, quella viene sgamata subito, dai veri esperti, Che sono tali per autoproclamazione, concetto che dimostra, se ce fosse bisogno, che la cosa funziona.

Indimenticabile il “milione di posti di lavoro”, deriso ora ma assai efficace allora, che ha fatto il paio con la massima sull’euro “sarà come lavorare un giorno in meno e guadagnare come se lavorassimo un giorno in più”, il che è favoloso.

Verrebbe da chiedersi se i nostri migliori esponenti si siano appoggiati ai pubblicitari più in voga. Un giorno forse lo sapremo.

Oggi la tendenza non è cambiata, magari le uscite non sono tanto eclatanti ma a ben vedere…. Quali notizie sono davvero credibili?

Forse lo sono le previsioni del tempo, che non indovinano il brutto tempo del pomeriggio ma sanno esattamente quando ci sarà la fine del mondo?

Gli esempi non mancano, spararla grossa è sport nazionale.

 

autore: Massimo Meneghin